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Il vino delle balene

di Enzo Zappalà

Isole Hawaii, creazioni favolose dei vulcani sottomarini che hanno riversato la loro lava fino a formare coni altissimi che si ergono in mezzo all’Oceano Pacifico. Siamo vicini al tropico del Cancro e la temperatura è sempre la stessa tutto l’anno, tra i 26 e i 28 gradi. L’Oceano non è da meno e anch’esso mantiene questo meraviglioso calore. Un sogno per chi le visita, ma anche per i più grandi animali della Terra, le balene.

Nella zona più tiepida e non troppo profonda, compresa tra le isole di Maui e Lanai, ogni anno, in inverno, le mamme, accompagnate dai maschi, lasciano l’Alaska e vengono a partorire in questo paradiso terrestre acquatico. Lo spettacolo è assicurato. Basta guardare l’Oceano da una piccola altura, ma anche da una spiaggia, e non passa un minuto senza che il potente soffio di un gigantesco cetaceo (arrivano fino a venti metri di lunghezza) non imbianchi il blu intenso del mare.  Poi un altro e un altro ancora: non riuscite a seguirli. Ma è solo l’antipasto. Quel luogo non è solo una “nursery”, ma una specie di teatro dove si svolgono esercizi arditi e spettacolari. Spesso la coda si erge sopra la superficie e sbatte violentemente contro la massa liquida. Altre volte la balena esce con tutta la sua enorme testa quasi a guardare se la sua rappresentazione ha abbastanza spettatori. Più raramente (ma basta avere un po’ di pazienza) ecco che qualche maschio effettua il “bridge”,  il ponte, un salto impressionate che lo solleva completamente fuori dall’acqua (vedi foto) per poi ricadere in un turbinio di schiuma, accompagnata da un tonfo facilmente udibile a grande distanza.

Sì, magnifico ed entusiasmante, ma cosa c’entra con il vino? Bene, nella costa più selvaggia dell’isola di Maui, dove la lava ha già cominciato a essere ricoperta da arbusti e fiori, sorge un’azienda vinicola. Sembra impossibile, eppure le vigne ci sono, ve lo assicuro! Sembrano quasi degli alieni in mezzo a quel paesaggio contorto e sconvolto dalla forza dei vulcani. Non potevo non andare ad assaggiarlo.

I vitigni sono quelli internazionali, non potendo certo essere autoctoni, in un mondo popolato solo da ciò che arriva attraverso il vento o che viene trasportato dall’uomo. Tuttavia, le condizioni sono del tutto anomale. Da un lato abbiamo una temperatura sempre costante, con limitate escursioni termiche tra giorno e notte. Dall’altra, un terreno basaltico, pronto a regalare una grande mineralità. L’acqua non manca, dato che le Hawaii sono in gran parte ricoperte da una foresta impenetrabile con dirupi altissimi, solcati da fragorose cascate. E se c’è foresta ci deve essere pioggia. In un’isola vicina, Kauai, esiste il luogo più piovoso del mondo e, a meno di dieci chilometri di distanza, uno dei luoghi (in riva al mare) più assolati della Terra. Luogo  di contrasti e di meraviglie.

Bene, che dirvi? Il vino non è male, soprattutto i bianchi. Sapidi e freschi, con note minerali che accompagnano a lungo la degustazione. Anche i rossi sono piacevoli, anche se ho potuto assaggiare solo i “base” (i prezzi non sono certo popolari). Un po’ più banale il vino fatto con l’ananas: più una bibita che un vino. La storia dell’azienda è secolare e varrebbe un lungo racconto. Non posso che rimandarvi al sito web, dove è spiegata storia e produzione. Certo è che fa un certo effetto sorseggiare un bicchiere di Ulupalakua rosso o bianco, mentre in lontananza le balene danno spettacolo. 

http://www.mauiwine.com/home/#

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