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Viaggi enogastronomici

Bordeaux, Vinexpo 2005 e dintorni

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

19 Giugno 2005, Domenica
Giornata di inaugurazione

Il cielo stamattina è coperto (per fortuna) così la temperatura è più bassa, siamo sui 24 gradi, contro i quasi 38 di ieri, e si sta molto meglio. La colazione è "superbe", addirittura con ciliegie appena raccolte dal giardino e marmellata di amarene preparata dalla Signora. Il caffè è di nuovo ben forte, proprio come siamo abituati in genere noi italiani, e la quantità è molto generosa. Croissants, pane, pain de miè, formaggio, yogurt, succo d'arancia, burro completano le "petit" dejeuner. Partiamo dal cuore del Medoc, dove abbiamo preso alloggio, per Bordeaux alle 10.30, sempre lungo la D2 per rivedere, a cominciare da Lafite Rothschild, a cinque chilometri da dove stiamo, tutti i vari Chateaux che la costeggiano e le vigne e i Clos. Oltrepassiamo Pauillac, poi Margot e gli altri paesi del Medoc, fino a Blanquefort e siamo in un attimo a Bordeaux le Lac, dove oggi si apre il VINEXPO 2005, il 13° della serie.

Bordeaux è famosa in tutto il mondo per l'eccellenza dei suoi vini, per il prestigio che hanno acquisito nel mondo grazie al lavoro dei suoi viticoltori, enologi, commercianti e operatori in generale. Questa filiera vitivinicola si è arricchita recentemente di alte tecnologie che sono raccolte nell'Istituto delle Scienze della Vigna e del Vino. Altri poli di eccellenza della città sono anche altre avanguardie tecnologiche quali l'aeronautica, lo spazio e la difesa, la tecnologia laser e l'ottica, le biotecnologie e le nuove frontiere dell'informazione e della comunicazione.

Le cinque giornate di questo 13° Vinexpo si preannunciano dunque di grande interesse e con ampie opportunità per i visitatori del settore enologico e vitivinicolo in generale. L'organizzazione è impeccabile. È stato previsto un servizio di navette gratuito che accompagna gli ospiti e i visitatori da diverse zone della città, compreso ovviamente l'aeroporto e le stazioni ferroviarie principali, ma anche dalle principali direttrici periferiche, verso il Nord e Nord Ovest e il Medoc, verso il Sud e Sauternes, verso l'Est e Saint Emilion.

L'ingresso all'esposizione è strettamente riservato ai soli addetti ai lavori, che provengono da tutto il mondo, come testimoniano le migliaia di vetture nei parcheggi della fiera. Ci sono diverse entrate, sia dall'esterno verso la fiera, sia all'interno tra le aree di servizio, le varie sale di discussione o di "meeting", le zone di ristoro. Agli ingressi principali un enorme tabellone luminoso indirizza i visitatori agli stands per nome dell'espositore e numero di localizzazione. L'esposizione si snoda in tre grandi sale o Hall, una centrale, molto lunga, la H2, e due rettangolari alle estremità, la H1 e la H3.

Gli espositori vengono da tutto il mondo, sono in alcuni casi raggruppati, come quelli sudamericani, soprattutto Cile, Argentina e Uruguay, oppure sparsi nei vari stands, come molti italiani, americani, e ovviamente francesi, che sono i padroni di casa. Alcuni stands sembrano preparati e disegnati da architetti famosi, ma mediamente sono molto gradevoli e accattivanti.

C'è parecchio materiale informativo e pubblicazioni interessanti, ma non si può prendere tutto per motivi di ingombro … e di trasporto … Soprattutto è necessario non esagerare negli assaggi perché i controlli sulle strade sono frequenti e severi e poi sono talmente tanti e di alto livello gli espositori che si rischierebbe veramente la cirrosi epatica a provare anche solo i principali, anche perché non vi sono solo vini e champagne, ma anche liquori, grappe, calvados, cognac e armagnac.

Allo stand di Castel si sono attrezzati per offrire ai potenziali clienti e/o ospiti, diversi menù di degustazione, a tema. Il primo giorno il tema è il pesce crudo per cui si trovano, insieme ai loro vini bianchi, rosati e anche rossi, grandi plateau di ostriche e vari tipi di sushi. Vi sono molti espositori italiani. Ci fermiamo a conversare con Hauner, che dopo la Malvasia delle Lipari ci propone un assaggio della sua grappa, delicata e morbida, di buona struttura e ben profumata.

All'esterno è possibile pranzare sia sul lago, dove hanno attrezzato dieci ristoranti tipici che offrono la gastronomi delle regioni e dei paesi presenti al Vinexpo (otto francesi, uno spagnolo e uno toscano), sia sul giardino interno dove sono state allestite undici "brasseries", più rustiche ma forse ancora più assortite dei ristoranti, qui ad esempio si trova anche cucina asiatica, americana, italiana, spagnola, oltre alla birreria, alla Huitrerie, all'angolo del caffè, dove si può mangiare velocemente e con poca spesa scegliendo tra salsicce, panini all'italiana, pizze, foie gras o formaggi o huitres, ecc.

Il sole intanto è rispuntato e il caldo aumenta e con esso anche l'umidità, per cui o si sta negli stands con l'aria condizionata o è meglio uscire dall'Expo. Gli argomenti e le degustazioni sono veramente tanti e tutti di grande interesse. Alle dieci nella sala 221 del padiglione H2 inizia la presentazione dei migliori vini d'Austria, mentre nella sala 231 si parla di come evitare l'erosione dei margini di guadagno affronatndo la problematica dei cambi monetari. Alle undici la Germania propone la degustazione dei suoi grandi Riesling. Nel pomeriggio nel padiglione H3 è prevista la degustazione di alcuni Grands Crus Classés di Saint Emilion e poi una presentazione dell'abbinamento tra vini bianchi dolci dell'Aquitania e cioccolati dell'Ecuador. Infine alla sera, alle 19, su invito, si celebra il 150° anniversario dei primi Medoc e Sauternes classificati come Grands Crus nel 1855.


Una giornata del convegno: "Saper bere - Saper vivere: Alcool e salute"

Per le giornate successive ci siamo dedicati a quello che ci sembra l'argomento più interessante: il bere bene in generale. Vinexpo ha deciso quest'anno di riprendere e proseguire con la settima edizione consecutiva del Convegno "Saper bere - Saper vivere", per affrontare le tematiche del bere bene in termini di benefici e pericoli dell'alcool attraverso un percorso evolutivo in tre fasi, la prima su Alcool e salute, presentando le ultime ricerche scientifiche, la seconda sull'alimentazione in termini di mangiare e bere "meglio", infine la terza sulla responsabilità dell'informazione nell'ambito dell'uso delle bevande alcoliche.

Ognuno dei tre argomenti viene trattato mediante un dibattito tra addetti ai lavori ed è presieduto da una personalità in ambito internazionale. La prima tematica "Alcool e salute" è presieduta da Alberto Bertelli, dell'Università di Milano, Facoltà di Medicina, Dipartimento di Morfologia umana, Presidente della sottocommissione "Vino, nutrizione e salute" nell'ambito dell'Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV). Al dibattito partecipano Jean Marc Orgogozo, responsabile dei servizi di neurologia dell'università di Bordeaux, Sven Andreasson, professore associato dell'Istituto nazionale di Salute Pubblica di Stoccolma e Federico Leighton, direttore del servizio di biologia cellulare e molecolare dell'università di Santiago del Cile.

È ormai acquisito scientificamente che il vino diminuisce il rischio di malattie cardio-vascolari e di alcuni tipi di tumore, agisce positivamente sulla sindrome del metabolismo rafforzando la capacità anti-ossidante dell'organismo. Numerose ricerche internazionali concordano sui benefici che il vino apporta alla salute di ciascuno di noi, purchè sia assunto in quantità moderate. Ciò premesso non bisogna dimenticare che il consumo delle bevande alcoliche può portare danni talvolta irreparabili al singolo individuo e alla società in generale. Ognuno dei partecipanti presenta i risultati delle proprie ricerche scientifiche finalizzati sia agli aspetti benefici del consumo moderato di vino, sia ai danni che può provocare l'abuso delle bevande alcoliche in generale.


Una giornata del convegno: "Saper bere - Saper vivere: Mangiare meglio, bere meglio"

Nell'ambito della seconda parte del convegno: Mangiare meglio, bere meglio, questa è presieduta da Jean Guy Dubuc, presidente di Educ'Alcool, Quebec, Canada, e da Dominique Chardon, presidente e direttore generale di Sopexa, Francia. Al dibattito partecipano Nicole Leymarie, direttrice dell'Istituto di ricerca scientifica sulle bevande, dell'IREB, Francia, per le problematiche legate all'alcool, Anne Marie Huiberts, ricercatrice dell'istituto olandese per la promozione della salute e la prevenzione delle malattie, del NGIZ, Olanda, per l'alimentazione, e infine Hubert Sacy, direttore generale di Educ'Alcool, Quebec, Canada.

Il dibattito verte sul posto occupato dal vino e dagli altri alcolici nella società. È importante imparare a bere bene, piuttosto che bere troppo o bere male. Lo stesso accade quando si mangia, dove si confronta il mangiare bene con il mangiare troppo, per combattere l'obesità, che è un po' il male sociale di molte società "evolute" del nostro secolo. Le due problematiche sono identiche e dovranno diventare oggetto di strategie e di messaggi comuni tra gruppi alimentari e gruppi vitivinicoli. Occorre promuovere la cultura del gusto del mangiare e del bere piuttosto che quella dell'eccesso, agendo sull'ambiente sociale e su quello culturale, promuovendo nuovi modi di consumazione e proponendo nuovi modelli alimentari.


Una giornata del convegno: "Saper bere - Saper vivere: La responsabilità della pubblicità"

La terza parte del convegno esamina la responsabilità della pubblicità nell'universo delle bevande alcoliche. A tutti i livelli, nazionale, europeo e mondiale, le tecniche pubblicitarie dell'industria sono oggetto di critiche sempre più pesanti. Nel dibattito, presieduto da Jim Minton, direttore della comunicazione di Portman Group, Gran Bretagna, si approfondiscono e si analizzano i punti di vista di un produttore, Philippe Mouton, rappresentante di Pernod Ricard, di un pubblicitario, Richard Swaab, Vice presidente di AMV BBDO, Gran Bretagna e di un responsabile emanatore di norme, Christopher Graham, direttore generale della Advertising Standards Authority e Presidente di EASA (European Advertising Standards Alliance), Gran Bretagna.


I produttori di punta nel mercato, come Pernod Ricard, devono comportarsi in maniera responsabile, irreprensibile ed esemplare. Questo impegno deve essere sincero e tradursi in azioni concrete sul terreno della pubblicità, della sponsorizzazione e delle promozioni.
Il pubblicitario analizza i valori comuni che costituiscono il fondamento della pubblicità in Gran Bretagna, analizza poi i territori che possono sembrare ancora aperti ai pubblicitari oggi e infine dimostra che si possono fare ancora ottime campagne pubblicitarie, nel senso della qualità, con le attuali normative esistenti, per riflettere sui cambiamenti attesi e temuti dall'industria e concludere con le evoluzioni future possibili.

Dal punto di vista della normativa si ammette che una efficace autodisciplina pubblicitaria rassicura il consumatore, permette di posizionare tutti i possibili concorrenti sullo stesso livello e costituisce ugualmente una prova della responsabilità sociale dell'impresa di fronte alla preoccupazione delle autorità per l'abuso di alcolici. L'industria delle bevande alcoliche deve seriamente mettere in opera questa autodisciplina, sia moderando gli eccessi di quelli che mettono in pericolo il business comune, sia contribuendo in modo reale e concreto a rafforzare ed estendere questa rete di autoregolamentazione tra tutti i partecipanti al mercato, sia ai nuovi membri che a quelli più anziani. Il compito non appare così semplice ma siamo convinti che la determinazione su questa strada ci potrà portare alla fine, se resteremo tutti uniti e decisi, verso l'obiettivo che ci siamo prefissati di raggiungere.


Il viaggio verso Bordeaux - Dall'Italia alla Provenza

Siamo partiti oggi 15 giugno da Genova, io e Gabriella. Il tempo tutto sommato è bello, qualche nuvoletta rinfresca la giornata di tarda primavera. Ci aspetta un viaggio lungo, ma abbiamo deciso di spezzarlo in due tappe almeno. Contiamo di fermarci in Provenza, la prima sera. Abbiamo prenotato una camera in uno chambres d'hotes, in un posto dalle parti di Avignone, che ci hanno consigliato Ghiga e Gianni, due nostri amici. Nonostante sia chiuso il Frejus per colpa del camion che si è incendiato pochi giorni fa, non c'è molto traffico sull'autostrada; solo un po' di coda tra Savona e Spotorno dovuta al solito restringimento della carreggiata per misteriosi lavori in corso dove non si vede mai nessun operaio, anche se è mercoledì mattina e non sono previsti scioperi … misteri della gestione dell'Italia di questi tempi!

Il viaggio va bene, senza imprevisti e sempre con tempo ottimale. C'è un po' più di traffico in Costa azzurra. Rivediamo le costruzioni a piramide prima di Cannes, dopo molti anni di assenza da queste parti … ci venivamo con i bambini piccoli e ora Manuela fa già la farmacista a Bordighera da tre anni …
La strada verso la Provenza (la meta da raggiungere è poco dopo Aix) è tutta un saliscendi, dossi, colline, discese, vallate; sempre tra il verde, ben curato e piacevolissimo, con macchie di forsythia gialla qua e là, che sembrano cespugli di ginestra.

Usciamo dall'autostrada dopo Salon-en-Provence, a Cavaillon e prendiamo la strada per Apt. Sembra di essere in Romagna o in quei paesini della bassa Emilia, tutta piatta e con le case in fila, di uno o due piani, che costeggiano la strada ogni tanto, tra molto verde, oleandri qua e là, ragazze in bici che passano contromano e gli stessi colori dell'aria a quest'ora. Dobbiamo essere al Retard du Lierre (il nostro chambres d'hotes) prima delle sei ma sono solo le tre per cui ce la prendiamo comoda. Il paesino si chiama Les Baumettes, è ben indicato su ogni bivio e rotonda, e ci arriviamo "alla prima".

La facciata è deliziosa; l'edificio dev'essere almeno del 1700, come suggerisce il portale del terzo caseggiato successivo che sembra l'entrata della chiesa del suffragio di Verucchio.
Il campanello è ancora a catena (si tira una corda appesa all'architrave che aziona una campanella interna) e sulla porta di legno, scritto a mano tra altri avvisi, ce n'è uno che recita "suonate e attendete con pazienza, la casa è grande …".

Non aspettiamo più di dieci secondi e ci viene ad aprire Thierry, il proprietario, che ci dà il benvenuto chiamandoci per nome (avevamo prenotato via Internet, come Gabriella e Luigi), ci fa entrare, ci precede lungo una scala a chiocciola in muratura che sale all'interno di una torre: sensazionale! Sulla destra della scala ogni tanto c'è un'apertura o su una finestra interna o su una porta, o sull'entrata del giardino (nel giardino c'è anche la piscina, al riparo da sguardi indiscreti), o su un corridoio. Finalmente arriviamo all'ultima porta, al secondo e ultimo piano, dove ci mostra la nostra camera per stanotte, la "chambre rouge". È deliziosa, contiene tutta la poesia di una cura minuziosa del particolare: sacchettini di juta di lavanda profumata ai lati del letto, cestini di vimini fatti a mano posati come contenitori su un mobile di legno di fine ottocento, germogli di platano seccati, infilati come decorazione in un'anfora di ferro nell'angolo vicino alla finestra, un tavolino rotondo di ferro battuto con due poltroncine a braccioli per il relax della conversazione, libri "veri" sopra una mensola a capo del letto (La Fontaine, Hugo, …).
Ci sistemiamo, ci rilassiamo cinque minuti, prendiamo una mezz'oretta di sole in piscina e poi usciamo a scoprire i dintorni.

A Nord di Les Baumettes, a una decina di chilometri, poco oltre Gordes, c'è l'abbazia di Senanques, cistercense, del XII secolo, ben conservata e ancora gestita dai monaci, che vi coltivano campi di lavanda profumatissima e accolgono pellegrini. È un posto da favola, che aiuta a ritrovare "lo spirito" interiore e a ripensare un po' a tutto quello che ci circonda, che facciamo, che vorremmo o dovremmo fare, molto mistico …

Torniamo indietro che sono quasi le sette e decidiamo di vedere Gordes, un bel paese medievale arroccato su un costone di roccia e molto suggestivo. Anche qui la prima impressione, come del resto in tutti i posti che abbiamo visto, è quella della grande pulizia che si vede per le strade, l'ordine dei muri di pietra a secco che delimitano i campi di lavanda, gli uliveti, le vigne, i boschi, un senso di bello, di confortevole, di ricordi infantili, di facce già viste, chissà quando e chissà dove!

Decidiamo di cenare a Les Baumettes perché Gordes è troppo "omologato", quasi scontato, sembra di essere a San Marino, un po' finto e molto "turistico". Alle otto siamo al Cafè Olèas. Decidiamo di sederci fuori, tra i platani del viale che sovrasta di un paio di metri la strada sottostante. La strada è praticamente chiusa, non passano macchine, si sta d'incanto, con la brezza della sera che rinfresca i ventotto gradi del giorno.
Ci serve Sebastien, che propone Assiet Olèas e Cotes d'agneau aux thym. I prodotti sono freschi, ben fatti e la carne è cotta a puntino, senza venature rossastre in superficie e senza parti bruciate.

È tutto così delizioso che ci dispiace non poterci fermare anche domani, ma dobbiamo arrivare a Bordeaux. Anche i dolci sono fantastici, fatti e preparati al momento dal cuoco, Christoffe, che ci onora del suo servizio portandoci i dessert direttamente dalla cucina alla tavola. Chiudiamo la serata conversando con Christoffe, che viene a sedersi al nostro tavolo, parlando di vini di Bordeaux e di olio della Provenza, mi dà anche un indirizzo di un frantoio che secondo lui lavora bene, ma non gli dico che non ho tempo di andare a visitarlo, anche se lo farei volentieri. Christoffe è un amante del Barolo,che predilige al Chianti e all'Amarone tra i vini italiani. Mi accorgo a questo punto che gli usci e le finestre delle case hanno lo stesso colore azzurro della poltiglia bordolese … Buona notte Christoffe.


Il viaggio verso Bordeaux - Verso il Perigord.

La colazione al Retard du Lierre, da Thierry, è deliziosa. Ci serve lui ai bordi della piscina, su un tavolo di ferro battuto che non teme rovesciamenti di liquidi perché deve averne visti e subiti già troppi ma è ancora forte e con classe, quasi nobile. Le tovagliette all'inglese sono di canna di bambù, le posate di argentone, zucchero bianco e grezzo di canna, marmellata fatta in casa, di albicocche, di arancia e di ciliegie, servita in tazzine di ceramica bianca, burro fresco su un piattino con coperchio, pure di ceramica bianca, pane ancora caldo, con cereali in superficie, dolce di cioccolata farcito di noci, anch'esso ancora caldo, caffè in brocca, latte caldo, kiwi fresco spaccato a metà e da mangiare col cucchiaino, e spremuta d'arance fatta al momento, sotto i nostri occhi. Il sole comincia a intiepidire l'aria e "le chat bizarre" si disseta dai bordi della piscina, prendendosi le sgridate di Thierry, quando se ne accorge.

Partiamo poco dopo le dieci. Anche oggi ci aspettano oltre 400 Km, di cui solo la metà in autostrada per cui ci vorrà più tempo per arrivare a destinazione. Passiamo Avignone e ci infiliamo in autostrada poco prima di Nimes e proseguiamo fino oltre Montpellier. Appena si cominciano a vedere le spiagge della Camargue rientriamo verso nord e prendiamo la A75, che comincia a salire, tra larghi tornanti, dal livello del mare fino a quasi 900 metri del massiccio centrale in poche decine di chilometri. Dai 30 gradi della costa passiamo a meno di 20 gradi, tra le rosse terre del massiccio meridionale. La guida è varia, tra brevi gallerie, curve più o meno secche, salite ripide e rettilinei d'altopiano, e io non mi stanco per niente. Quando siamo quasi in cima all'altopiano, a circa 700 metri, si vede da lontano una scritta sulla destra, sul lato della montagna, in caratteri bianchi: "OGM, NON, NON ET NON", che la dice lunga su come la pensano i francesi che lavorano la terra e vivono in campagna!

Riusciamo a fare tutta una tirata fino a Rodez, tra la N88 e la N140. Sono quasi le tre ma un bistrot ci dà ancora da mangiare. Un ottimo omelette au saucisson e un sottofiletto "al sangue" delizioso, ovviamente cotti al momento e bagnati da un ottimo vino di Cahors, fruttato e speziato, con sentori di prugna secca. Riusciamo anche a fare una visita alla cattedrale, veramente sontuosa, che non ha proprio nulla da invidiare alle più famose cattedrali di Francia, comprese Reims e Chartres. Anche l'interno è ricco di sculture e quadri di un certo interesse, le vetrate sono ancora perfette e luminosissime, con il sole delle quattro che le fa brillare, e soprattutto c'è da restare incantati dalla bellezza e dalla maestosità dell'organo al centro della navata principale, che si eleva da terra fino a quasi venti metri d'altezza.

Sono quasi le cinque quando riprendiamo il viaggio. Ci mancano ancora circa 120 Km. per arrivare vicino a Martel, dove abbiamo prenotato per il pernottamento la camera Clotilde al Chateau la Tuilerie, proprio tra le Falaise di Gluges, che lo protegge dai venti del nord, e la Dordogne, che qui è già larga qualche decina di metri. Il castello è un gioiello di architettura, affiancato da due torri rotonde, con un parco di almeno dieci ettari che lo divide dalla strada. Francoise e Guy ci danno il benvenuto e ci accompagnano nella nostra enorme stanza (saranno almeno 40 metri quadrati), con letto a baldacchino, caminetto di marmo bianco, doccia con idromassaggio e tre enormi finestroni che danno sul parco e sulle falaises. Arriviamo che sono da poco passate le sei, ma è ancora molto chiaro, il tempo è bello e decidiamo di andare a visitare Martel, a quattro chilometri, dove ceneremo.

Martel è un paesino medievale che conta meno di 1500 anime, ma non è cadente come uno si potrebbe immaginare, bensì è un gioiello di architettura, di pulizia e anche di gastronomia.
È chiamata la città delle sette torri, ancora oggi tutte in piedi e maestose nella loro imponenza, soprattutto quella della cattedrale di Saint Maur, che ha due sporgenze dai bordi della torre che salgono fino alla sommità e sembrano braccia che si allargano ad accogliere il visitatore. La città vecchia è un susseguirsi di vicoli, androni, viuzze e piazzette intrecciati tra loro, ordinatissimi, con angoli fioriti, balconi di gerani, archi gotici e volte a tutto sesto, cortili di pietra giallastra che racchiudono secoli di storia e sembrano raccontarla da ogni pietra

Ceniamo in uno dei tanti ristorantini che popolano il centro, Au hazard Balthasar, che mi attira per l'entrata: ci sono scaffali di vini bianchi, rosati e rossi, in ordine di regione e di tipologia, Monbazillac, Cahors, Saint Emilion, e poi confezioni di foie gras, di canard, di olio di noci e altre squisitezze. Martel è la vecchia capitale del tartufo e un centro di mercato per la noce e la filiera grassa (oca e anatra soprattutto) e dal 1994 è classificato come sito rimarchevole del Gusto. Dal centro della sala di entrata si alza una scala di ferro con gradini di legno che porta al piano superiore, dove è la sala ristorante, con tavoli di ferro battuto e piano di legno massiccio, muri di pietra, tipo a secco, piccole ed eleganti abat-jour su ogni tavolo per illuminazione.
La cena è decorosa, ma abbastanza parca perché altre giornate ci aspettano e non vogliamo esagerare …

Alle dieci torniamo al Chateau, il cielo è ancora chiaro, in queste serene serate di metà giugno e riusciamo ancora a fare due foto in cima alla scalinata che porta al parco davanti alla villa, mentre il sole tramonta a ponente e il primo quarto di luna si appende alla scia luminosa di un aereo che viaggia nel cielo.
Domani andremo alla scoperta di altre "primizie" gastronomiche del Perigord e del Quercy.


Il viaggio verso Bordeaux - Girando per Perigord: Beynac e Rocamadur

La sveglia nel letto a baldacchino è stata divertentissima, con il velo che si era disteso a coprire i tre lati del letto ... Il tempo è magnifico. Alle sette apro la finestra e vedo le cime degli alberi avvolte nella bruma della Garonna, c'è ancora un grande silenzio, ma dopo pochi minuti usignoli, fringuelli, passeri e altre decine di uccelli stanno facendo un concerto incredibile e piacevolissimo
Facciamo colazione alle nove e mezzo sulla terrazza davanti al parco, a un tavolo rotondo sotto i raggi del sole. La colazione è ancora abbondante e saporita. Oggi è fantastico il burro, morbido al punto giusto, che si spalma deliziosamente sul pane con il suo gusto lievemente salato e la sua untuosa grassezza si lega in bocca con il pane di campagna ancora caldo e la marmellata di fragole a formare una pasta morbida e pastosa che si muove lentamente tra la lingua, i denti e il palato prima di scendere in gola come un nettare piacevolissimo.

Avevamo progettato di visitare un allevamento di oche nel Perigord, per vedere da vicino come si fa il foie gras, ma all'ultimo momento non ce la siamo sentita e abbiamo puntato decisamente verso Beynac in Dordogna, alla riscoperta dei luoghi di Giovanna d'Arco (il film di Besson) e di Chocolat per cercare di riviverne l'atmosfera.

Arriviamo in macchina fino al castello, un giretto dall'alto e poi propongo a Gabriella una visita più particolareggiata. Mi accompagna nella discesa verso il paese per una ventina di metri, poi non se la sente più. Io ho deciso di girarmelo a piedi perciò proseguo da solo e lei torna indietro per aspettarmi sul piazzale davanti al castello. Le viuzze del paese sono strette e ripide. Scendo piano piano tra sprazzi d'ombra e cicale. Fa veramente caldo. Il sole di mezzogiorno picchia proprio sulla testa. Per una decina di metri trovo un amico che mi accompagna: un gattino biondo che se ne stava al sole mi avvicina in una breve sosta per asciugarmi il sudore sulla fronte, mi si striscia contro le gambe e poi scende con me fino alla parte bassa del paese, dove mi lascia per seguire qualcosa di più interessante.

Le case sono tutte chiuse, non ci sono negozi, qualche arco con portico abbandonato, dove ha fatto il nido una famiglia di passerotti, tra una vecchia testiera di letto in ferro battuto e qualche calcinaccio. Risalgo per la stradina più a levante, un po' più lunga ma meno ripida, nel primo tratto, perché poi si ricollega all'unica strada che da metà paese porta fino al castello. Mi colpisce una frase su un portale in occitano (credo), che sembra un dialetto tra il piemontese e il romagnolo "sem de Beynac e non avem pas paur", a parte quel pas che è l'unica parola che ricorda il francese, e un altro cartello, a fianco di una porta della città medioevale, di nome "porta veuva" (forse porta vecchia?). Proseguo a piedi fino al castello. Intanto si sono fatte quasi le due, fa sempre più caldo e ci sediamo con Gabriella a un bar per bere qualcosa (la colazione è stata abbondante e siamo ancora sazi).

Poco prima delle tre ripartiamo per Rocamadur. Cerco di seguire stradine secondarie che costeggiano la Garonna, sono meno veloci ma molto più interessanti per il paesaggio.
Si passa tra prati con mucche al pascolo, qualche gregge di pecore, qualche gruppo di oche.
I campi sono verdi, quelli di mais o granturco, ancora a metà della sua crescita, oppure gialli di un biondo oro, quelli di grano ancora da raccogliere, oppure grigiastri quelli dove sono già passati per la mietitura e hanno lasciato le balle cilindriche di paglia sparse qua e là. Piccoli boschetti di querce e conifere completano la vegetazione ai due lati del fiume. Ogni dieci, quindici chilometri un ponte consente di passare dall'altra parte del fiume. Il sole filtra tra i rami degli alberi, già alti anche vicino al fiume e crea macchie gialle sull'asfalto; per brevi istanti il parabrezza ti abbaglia, a stento si vede la strada, ma l'andatura è tranquilla per cui non c'è pericolo.

Arriviamo a Rocamadur verso le quattro e parcheggiamo in alto, vicino al castello. Qui è più fresco, almeno cinque gradi di meno. Per visitare le due cattedrali si deve scendere dalla cima lungo il sentiero dei pellegrini nel bosco e poi per visitare il paese si deve ancora scendere lungo la scala dei pellegrini. Gabriella non se la sente di camminare ancora per cui prende i due ascensori che fanno le due tratte separatamente. Io preferisco tenermi allenato per cui scendo a piedi, prima fino alla chiesa, dove ci incontriamo, e poi insieme fino al paese, lungo la scalinata.
Rocamadur è stato fin dal medio evo luogo di pellegrinaggio intermedio per chi andava da oriente (Italia, Germania e Francia dell'Est) verso Santiago di Compostela, nel Nord della Spagna, sull'Oceano Atlantico. Una targa ricorda ancora oggi i personaggi storici principali che, almeno fino alla fine del 1300, sostarono lì in pellegrinaggio.

La principale attrattiva per i credenti è la Madonna nera, una statua di una sessantina di centimetri, seduta, che tiene in braccio Gesù bambino, anch'esso seduto sulle ginocchia della madre. Dicono che abbia fatto molte grazie a chi si è rivolto a Lei con devozione.
Il luogo è molto suggestivo, imponenti le due cattedrali, una quasi dentro l'altra, imponente la scalinata, mistico il sentiero della Via Crucis che scende dal castello fino al fianco della cattedrale.

Giriamo nel paese tra i residenti, qualche turista, un gruppo di ragazzi con accompagnatori.
Alle cinque e mezzo torniamo indietro, Gabriella sempre con gli ascensori e io ancora a piedi, dopo che una breve sosta per una bibita mi ha rimesso in forze: abbiamo trovato una terrazza fresca, con pavimento di legno, affacciata proprio sullo strapiombo che termina sul fiume sottostante, fresco e ombreggiato. La brezza pomeridiana cominciava a salire e rinfrescava l'aria e la nostra pelle iniziva ad asciugarsi dall'umidità tipica delle giornate assolate e afose.

Ripartiamo per la nostra ultima meta di oggi, Carennac, il paese di Fenelon. A parte un bellissimo portale davanti alla cattedrale e un paio di case, ancora in legno e malta, come si facevano nel rinascimento, offre solo una vista dall'alto sull'Isola di Calypso, sulla Dordogna e nulla più.
Sempre per stradine secondarie arriviamo infine a Gluges, a due passi dal nostro Chateau la Tuilerie, per vedere da vicino la cattedrale, che su una guida francese abbiamo trovata descritta come "pseudotrogloditica". Non abbiamo capito il perché di questa definizione.

Abbiamo invece scoperto una curiosità. La piazza davanti alla chiesa è dedicata a Edith Piaf. Sembra che ella la frequentasse sporadicamente, perché non veniva quasi mai da queste parti, per motivi religiosi e sembra che una volta, negli anni sessanta, si fosse presentata al parroco di allora facendo una donazione per rinnovare le vetrate della chiesa, disastrate dal tempo e dalle circostanze! Chiese al parroco una sola cosa, di non fare parola con nessuno di questa donazione finchè ella fosse rimasta in vita. Il parroco rispettò la promessa e solo dopo la scomparsa prematura della famosa cantante, comunicò il fatto ai parrocchiani, ai quali chiese e ottenne il permesso di dedicare a lei la piazza della chiesa. Tutte queste cose sono descritte dal foglio di giornale del Lot (il dipartimento in cui si trova Gluges) di fine anni '90 che è appeso a fianco della scalinata della chiesa.

Dopo le otto arriviamo di nuovo a Martel per la cena. Stasera vogliamo provare Mére Michele, che sembra prepari un foie gras mit cuit come si deve e, visto che ora, dopo la visita a Godard, uno dei produttori del posto, sappiamo tutto sulla preparazione del foie gras, Gabriella vuole provarlo, con un bicchiere di vino bianco dolce; le suggerisco un Monbazillac, fresco e dolce al punto giusto per il piatto che ha scelto. Io preferisco andare su un piatto di Casserole, annaffiato con del Bergerac 2001. Restiamo entrambi molto soddisfatti delle nostre scelte.

Alle dieci, dopo una passeggiata per le stradine di Martel, popolate stasera da gruppi di giovani che suonano e danzano in preparazione della festa dei Pompiers, prevista per domani sera, torniamo alla nostra augusta dimora sulle rive della Dordogna, dove ci aspetta un sonno riposante nel silenzio del bosco, alla luce della prima luna di giugno.
Domani finalmente si arriva nei dintorni di Bordeaux, a Vertheuil, nel Medoc, dove pernotteremo per due sere consecutive.


Il viaggio verso Bordeaux - Arriviamo nel Medoc

Anche oggi si prospetta una magnifica giornata. Il cielo brilla nel cielo sereno e alle otto ci sono già 26 gradi in mezzo al bosco di Gluges. Ancora colazione in terrazza e poi via per Brive, dove prendiamo la N98 verso Bordeaux. Non c'è traffico e la radio continua a dire che attorno a Bordeaux ci sono code e "perturbations" dovute a una "caravan" in panne sulla carreggiata dell'autostrada. Perciò continuiamo sulla nazionale.

Poco dopo mezzogiorno siamo a Perigueux, dove ci concediamo una breve sosta per girare in mezzo ai banchi del mercato e tra i negozietti bellissimi del vecchio centro storico. Compriamo un po' di albicocche, ciliegie e noci per introdurre un po' di vitamine, perché stiamo mangiando prevalentemente grassi e proteine. La vecchia contadina con la nipote da cui acquistiamo sembra uscita da un romanzo di Victor Hugo, tutta vestita di nero, con aria dimessa ma quasi nobile, molto dignitosa. Tiene la bilancia con la pesata rivolta verso di me per cui lei non vede il peso e neppure il prezzo, tuttavia si fida delle mie sollecitazioni a continuare ad aggiungere noci e si fida del mio stop quando si è raggiunta la quantità pattuita.

Riprendiamo la strada verso Bordeaux dove arriviamo attorno alle tre. Non andiamo verso il centro ma cerchiamo di beccare l'uscita numero 7, quella che porta nel Medoc. Al terzo tentativo ci va bene e riusciamo già a vedere gli stand del VINEXPO che inizia domani, a Bordeaux le Lac.
Attraversiamo il Medoc da sud a nord sulla D2, la strada dipartimentale che lo attraversa e consente di vedere ogni particolare di quel meraviglioso paesaggio di vigne, castelli, stradine e ogni tanto qualche striscia di mare.

Fino a Margaux niente di speciale, ma di qui in poi comincia uno spettacolo da favola, tutto vigneti e castelli, cascine e stradine di campagna con viti e viti e viti dappertutto, a perdita d'occhio.
Saliamo fino a Paulliac e di qui prendiamo la strada per Vertheuil, dove dormiremo. A cinque chilometri dalla nostra Chambre d'hotes c'è Chateau Lafite Rothschild e Mouton Rothschild.
Faccio un tentativo per entrare passando tra i vigneti e arrivo fino al castello, dove però è tutto deserto, poi mi ricordo che è sabato pomeriggio e ovviamente non può esserci anima viva.
Scattiamo un po' di foto, per adesso, ma lunedì e martedì penso che torneremo.

La nostra "casetta" è anch'essa in mezzo al verde, ovviamente a tre metri della porta d'ingresso c'è una piccola vigna, così come dietro la villa. La Signora Michele è gentilissima e il suo nipotino, Arnoud, di circa dieci anni, è molto educato e ci saluta all'italiana con un bel Ciao.
Sistemiamo i bagagli e usciamo per visitare Pauillac, una simpatica cittadina sull'ampio estuario della Gironde, che qui è già Oceano Atlantico, con belle case settecentesche sul "lungomare".
Bighelloniamo per una mezz'oretta nell'ufficio turistico di Paulliac, che è attrezzato magnificamente come enoteca. Presenta le bottiglie dei principali produttori della zona (ce ne saranno più di cento esposte sui banchi del salone) con tanto di prezzo, etichetta e annata. Si possono ovviamente acquistare, compreso il Chateau Lafite Rothschild 1997 a 215 euro, e in parte anche degustare. Sarebbe da passarci la serata!

Usciamo dall'ufficio turistico / enoteca e andiamo verso il porto di Paulliac. C'è un gruppo di Rodeo Dancers che dà spettacolo su una piazzola di fronte al mare e lì vicino ci sono gare di petanque tra decine di squadre locali, con tanto di targhetta nominativo e numero di partecipazione.
Lasciamo Pauillac verso le sei e mezza per andare verso nord, in un primo momento pensiamo di arrivare al punto più a nord per cenare con ostriche e frutti di mare, poi guardando meglio la cartina, ci sembra che la cittadina più grande in quella zona sia Soulac sur mer per cui puntiamo là. Ci arriviamo verso le sette e mezza, per lavori in corso lungo il tragitto che costringono a deviazioni tra stradine di campagna nelle quali ci si perde con una facilità incredibile … anche per noi che siamo vecchi lupi "di mare" …

Facciamo due passi tra le bancarelle della spiaggia e i negozietti del centro, curiosando qua e là, adocchiamo i ristoranti che ci ispirano di più e poi finalmente scegliamo quello giusto "Au Pavillon de la mer". Il posto è abbastanza elegante ma i prezzi sono normali. Gabriella muore dalla voglia di un piatto di crostacei per cui ordina Assiette aux fruites de mer, con una quindicina di crostacei diversi, compresi ostriche, Tourteau e gambas. Io opto per un bella Soupe de poissons, sontuosamente guarnita di crostini, aglio fresco da sfregare sui crostini, salsa rosa e "Julienne" di formaggio tipo gruviera, il tutto innaffiato dal brodo bollente di pesce; a seguire sei ostriche, poi frittura di sogliole con patate fritte e fagiolini, per finire con assiette de fromages. Per vino ho scelto un Sauvignon blanc, Chateau Ponchapt di Bergerac, dal profumo intenso di pietra focaia e ben freddo. Ce la siamo cavata, compreso il caffè e la mancia, con 60 Euro in tutto! Superfluo aggiungere che tutto il pesce era freschissimo, che i piatti erano curatissimi e il servizio veloce e professionale.

Alle dieci e mezzo il cielo era ancora chiaro e siamo rientrati per le undici.
Domani ci aspetta la giornata inaugurale del VINEXPO 2005 ed è meglio andare a dormire non troppo tardi.


Il viaggio verso Bordeaux - Medoc e Sauternes..

Nel pomeriggio, finite le conferenze, le degustazioni e gli assaggi, decidiamo di uscire dal Vinexpo e andiamo a visitare Bordeaux. Sarà la domenica pomeriggio, sarà l'aria calda e umida, sarà il senso di scarsa pulizia che si vede in giro, sarà per le strade praticamente deserte e abbandonate, sarà per tutti questi e altri motivi, ma restiamo entrambi delusi e dopo una lunga passeggiata in centro, dopo le sei ripieghiamo verso Nord per andare a cena a Pauillac.


Verso i Grand crus di Sauternes

Arriviamo che è ancora presto per cenare, così passeggiamo sul molo del porto. La bassa marea è quasi al suo punto minimo. La spiaggia è coperta da una vasta distesa di melma fangosa; immagino che dovevano lasciare la stessa cosa le esondazioni del Nilo nell'antico Egitto, quelle che poi consentivano fertili raccolti lungo le due sponde del fiume. Qui invece durano solo sei ore perché dopo viene l'alta marea che ricopre di nuovo tutto e poi l'acqua del mare è salata e quindi non dovrebbe portare questa gran fertilità; a dire il vero però la spiaggia, tra il bagnasciuga e la strada che costeggia il mare, è tutta coperta da una folta vegetazione di arbusti di un intenso colore verde bandiera. L'aria stasera è fresca, almeno 15 gradi meno di ieri sera, e la passeggiata è piacevole e tonificante.

Ci accomodiamo ai tavoli esterni del "La Salamandre", che ha l'aria di essere il più pulito e ben fornito dei ristoranti che costeggiano il litorale di Pauillac.
La cameriera si chiama Alessia, è brasiliana, avrà una ventina d'anni e ci accudisce tutta la sera.
Gabriella ha voglia di nuovo di fois gras e poi si prende un enorme piatto di muscoli con patate fritte. Io invece comincio con un'insalata di frutti di mare e poi ripiego su un delizioso piatto di Agneau de sept heures, bollente e fumante. Beviamo uno Chateau bianco che ha vinto la medaglia d'oro nel 2003 ad Armagnac, ben secco e tenuto costantemente in fresco sul tavolo.
Chiudiamo con dolcetti fatti in casa - madeleinette, mousse au chocolate, crème brulées, trouffes di cioccolato e nocciole, caffè.

Il programma di oggi prevede, in linea di massima, visita diretta a qualche chateau, non dei principali, perché per quelli occorre, come abbiamo saputo, la prenotazione telefonica con un certo anticipo, ma di qualcuno di quelli minori, sempre nella regione del Medoc o Margaux. Poi c'è il trasferimento verso il Castillon - Pujols, dopo Saint Emilion, e la sistemazione nell'ultima dimora di questo viaggio.

Anche stamattina il cielo è velato da una coltre di bruma che ha il pregio di tenere un po' più bassa la temperatura e quindi di rendere il viaggio e la vacanza più piacevoli. Facciamo colazione verso le nove e poi in marcia verso il Medoc e i suoi castelli. C'è tempo per una visita alla Maison du tourisme e du vin di Pouillac, dove chiediamo se è possibile visitare qualche Chateau nei paraggi, ma ci scoraggiano perché tutte le prenotazioni per questa settimana sono esaurite. Ci si può mettere in lista per la prossima settimana, ma per noi è troppo tardi. Durante il tragitto verso Bordeaux ci fermiamo prima al Chateau Lafite- Rothschild, ma una gentilissima hostess ci omaggia dei loro depliant e ci conferma che non è possibile una visita a breve termine. Riproviamo ancora in altri due castelli ma tutti, molto cortesemente, ci invitano a tornare. Pazienza!

Prima di Margaux mi fermo alla Cave d'Ulysse, che avevo visto più volte da fuori nei due giorni precedenti, per una visita. Il proprietario è di una cordialità unica e di gran simpatia e mi presenta quasi una per una le bottiglie che ha in esposizione (molti grandi vini) e ci tiene particolarmente che salga al piano superiore a vedere le grandissime bottiglie, sia per i vini che contengono, sia per le dimensioni (tutte Jeroboam e Mathusalem). Resto letteralmente incantato e mi complimento per il grande e "superbo" assortimento.

Chiusa la visita alla Cave d'Ulysse propendiamo per un ritorno al Vinexpo, dove voglio vedere lo stand Daumas Gassac, che ieri non ero riuscito a visitare. Ci accoglie Samuel, il figlio del proprietario, il quale ci vuole far assaggiare sia il loro bianco, sia il rosso, entrambi 2004, entrambi estremamente interessanti come bouquet aromatico e ricchi di struttura. Il bianco è passato in barrique, mentre il rosso no.

Dedichiamo un po' più tempo ad altri vini italiani, della Toscana (Pisa e Arezzo) e delle Marche. Tra le tre e le quattro lasciamo il Vinexpo con l'intenzione di raggiungere Sauternes. Nel frattempo il cielo si è pulito. Il sole ha diradato con i suoi raggi la bruma mattutina e ora fa di nuovo caldo, ma siamo per fortuna sotto i 30 gradi, ben lontani dai 38 dell'altro ieri. In un'oretta arriviamo a destinazione. Il territorio è molto simile a quello del Medoc, solo leggermente più collinare. Le viti sono anche qui molto basse e molto vicine l'una all'altra.

Visitiamo un paio di "enoteche": la cave au vin di un produttore e poi la Maison du vin, dove ci fanno assaggiare quattro o cinque annate e produzioni diverse. Si differenziano per il livello di fruitée, per l'intensità aromatica e per lo spessore in bocca, per la maggiore o minore struttura. Non tutti sono destinati o meritano di invecchiare, ma quelli che ne hanno la stoffa diventano incredibilmente grandi e, dopo 25 - 30 anni, si avvicinano al cognac, sia per le note aromatiche, sia per il colore che tende a diventare sempre più intenso, fino a un bruno molto carico.
Per finire visitiamo il top dei Sauternes, Chateau d'Yquem. Ormai sono quasi le sette, gli uffici sono tutti chiusi, ma riusciamo ad entrare nel giardino del castello e a fotografare gli interni e le vigne "grand cru", come indicato da u n cartello in mezzo al cortile.

Ormai è ora di riprendere la strada. Ci aspettano almeno un'ottantina di chilometri per stradine dipartimentali secondarie, quindi poco conosciute, poco battute e ogni tanto mal segnalate. Arriviamo a Pessac sur Dordogne dopo le otto. Il castello Carbonneau è in aperta campagna, ad almeno due chilometri dal paese più vicino, quello di Gensac. È un castello circondato da un parco di 50 ettari. I proprietari sono la terza generazione della famiglia che ha rilevato la proprietà negli anni '30 del secolo scorso, provenienti dalla Nuova Zelanda e con ascendenti francesi, inglesi e russi. Il castello è grande ma ben vissuto, dà un'aria di allegria e di famiglia, con ospiti di varia provenienza ma quasi tutti di lingua inglese. Si cena alle nove sulla "Grande terrasse", tutti assieme, noi e gli altri sei ospiti, parlando di vino, di motori Lamborghini e TVR, di cucina e di dialetti e di tante altre cose.

Mentre la luna piena sale pian piano nel cielo e le rane gracidano nello stagno vicino alla casa, ceniamo con quiche di olive, pollo e riso al curry e un ottimo dolce al cioccolato con crema di latte, crema di fragole e una foglia di menta fresca e beviamo due bottiglie di Chateau Carbonneau Cuvée Classique 2002 (Merlot 49%, Cabernet Sauvignon 26% e Cabernet Franc 25%) e Gran Reserve 2003 (Merlot 100%). Ci tengono compagnia una coppia di ragazzi inglesi di Newcastle, Julia e Tym e altri quattro ragazzi, anch'essi inglesi, appassionati di auto veloci, le TVR, con una delle quali avevano avuto problemi di affidabilità sulla strada nel viaggio di avvicinamento al castello di Carbonneau. Alle undici e mezzo si è fatto freschino e ci salutiamo per la colazione di domani mattina.


Il viaggio verso Bordeaux - Saint Emilion e dintorni

La bruma mattutina ormai è una costante, con questi caldi pomeridiani sopra i 30 gradi. Oggi colazione dentro casa. La sala del castello dove pranziamo è arredata con bei mobili stile impero o fine ottocento. Sulla parete di fronte a me c'è il ritratto di nonna Olga, con i suoi capelli raccolti a chignon e lo sguardo fiero. I nostri amici inglesi Julia e Tim sono a tavola con noi e a metà colazione ci raggiungono anche due degli altri quattro della sera prima.

Oggi è l'ultimo giorno di permanenza stabile in Francia, domani si rientra a Genova. Decidiamo di andare verso Saint'Emilion, ma prima ci fermiamo a Libourne, l'antica città romana che presiedeva questo territorio delle Gallie. È a poche decine di chilometri da Bordeaux, il territorio è molto piatto. Il centro storico è ancora ben tenuto. Nella piazza principale c'è un bel mercato settimanale, con banchi di formaggi, frutta, verdura, ceste di paglia, ed ogni altra cosa che si trova in tutti i mercatini di paese; ormai il mondo è tutto standardizzato. È sempre più difficile trovare qualcosa di originale o caratteristico del posto. Sono rimasti alcuni artigiani della coltivazione, che resistono nonostante le spinte del mercato ad uniformare quanto più possibile. Ci prendiamo una sosta di una mezz'oretta seduti sotto i portici della piazza, al bar "del centro", ad osservare le macchiette di paese, i gruppetti che comprano, le vecchiette con qualche nipotina, gli appassionati delle corse di cavalli che entrano nel bar a controllare le loro giocate o a rinnovarne, con lo sguardo inevitabilmente deluso se non hanno vinto, come accade praticamente sempre.

Lasciamo Libourne dopo aver visitato la chiesa romanico gotica, con diversi adattamenti nella struttura che ha oggi, ma sorta su una base pre-romanica e ancora piacevole e caratteristica. Per arrivare a Saint'Emilion si percorre la nazionale verso Est per circa cinque chilometri e poi si sale per altri quattro o cinque verso la collina su cui sorge il paese.

La zona vinicola di Saint'Emilion comprende otto comuni, sette con nomi di santi, più Vignonet, distribuiti in un cerchio di una decina di chilometri di raggio, proprio attorno a Saint'Emilion. I vini fanno capo a una miriade di produttori i cui nomi stanno esposti in grande quadro luminoso nell'azienda del turismo di Saint'Emilion. Il paese è appoggiato su un grande masso roccioso, come ce ne sono molti ai limiti della pianura padana verso l'Adriatico e le strade sono molto ripide, ancora in pietra. Qualche casa ha mantenuto la struttura in legno di origine medioevale.

È un grosso centro turistico, come testimoniano le decine di ristoranti che lavorano in ogni momento dell'anno. Il vino è veramente la loro grande risorsa e la sanno sfruttare in maniera ottimale, con diverse enoteche che propongono prodotti per tutte le tasche, alcune di un'eleganza da oreficeria di lusso, con visite guidate alle principali case di produzione (Chateaux e non), con promozioni turistiche, corsi di assaggio di vino e sedute di degustazione. In una bacheca di una di queste case del vino ho visto in esposizione una bottiglia di Lafite Rothschild del 1914, con a fianco uno Chateau d'Yquem del 1916 (a circa 1000 euro ciascuna, tutto sommato … un affare!). Oggi pranziamo qui all'Envers du Decor, nel cortile del ristorante che è proprio a ridosso del coro della monumentale chiesa romanico-gotica, in mezzo a due magnifici platani che fanno un'ombra rassicurante e protettiva.

Bevo un grand cru classée del 2002 (un bicchiere, ovviamente), con una lunghissima permanenza in bocca e note fruttate.
Il ristorante è pieno, così come gli altri ristoranti del paese, nonostante sia un martedì e in bassa stagione, forse perché i prezzi dei ristoranti sono rimasti all'incirca gli stessi di quando c'era il franco. In molti negozi hanno ancora la doppia valorizzazione, in euro e in franchi.
Il cielo ormai si è aperto, la bruma è sparita completamente e il sole brilla alto nel cielo e comincia a fare molto caldo. Compriamo qualche bottiglia alla Maison du vin e poi ci mettiamo in viaggio per Saint Foy du pont, verso Bergerac, dove voglio andare a visitare un'azienda, Chateau de Bassereau, di cui ho assaggiato un buon rosso, acquistato da un amico un paio di mesi fa.

Ci accoglie la padrona di casa, Madame Evelyne, che ha la passione dell'italiano così Gabriella riesce finalmente a scambiare qualche parola senza dovere fare equilibrismi mentali tra inglese e francese, che vorrebbe parlare ma conosce ancora poco. La accompagna un fedelissimo dobermann di nove anni, per fortuna ben addestrato, con cui alla fine facciamo amicizia.
Il cofano della macchina comincia ad essere strapieno. Bisogna che ci controlliamo un po' altrimenti va a finire che non riusciamo nemmeno a riportare a casa una parte dei bagagli con cui siamo arrivati … d'altra parte l'occasione di tornare da queste parti non capita così di frequente.
La signora Evelyne, prima di salutarci, ci consiglia di visitare la vecchia Bergerac, a una trentina di chilometri dalla sua tenuta.

Seguiamo il suo consiglio e alle sei circa arriviamo al centro della Vieux Bergerac, dove dopo un paio d'ore è previsto l'inizio della Festa della musica. Le vie e le piazze della città vecchia sono un pullulare di giovani che attrezzano le loro strutture per suonare e cantare. Stili diversi, look diversi, musiche diverse creano più tardi un'atmosfera da sogno, un'aria di vera e grande festa si disperde per il paese e la gente passa a fatica nelle strade, tra i tavoli dei ristoranti apparecchiati fuori e tra qualche bancarella di negozio ancora aperto (ben pochi per la verità).
Ceniamo a La Blanche Hamelie, abbiamo voglia di crèpes, per cambiare un po' dal solito Foie gras e huitres e perché ci hanno detto che le fanno molto bene. Prendiamo quelle di blè noir, salate, con uovo, formaggio e prosciutto (la ricetta classica), bagnate con del buon sidro secco della Bretagna. Chiudiamo con crèpes dolci (cioccolato e flambée all'Armagnac), dopo che un acquazzone di fine pomeriggio ci ha costretti a rientrare al chiuso dal tavolo che avevamo prenotato a metà del vicolo.

Scendiamo verso la macchina che sono le dieci, ha smesso di piovere, l'aria è più fresca e osserviamo con calma le case del centro storico, molte hanno ancora la struttura portante in legno, e gli antichi palazzi e le chiese. Bergerac è veramente una bella cittadina e la luna che si specchia, piena, nella Dordogna argentata la rende ancora più "charmant".
Il viaggio verso Bordeaux - È finita. Si torna in Italia.

Il viaggio di ritorno inizia verso le nove. Volevamo pranzare a Marsiglia ma è troppo lontana e non ci riusciremo. Se tutto va bene contiamo però di fare un'unica tappa fino a Genova. Ci siamo dati mezzanotte circa come tempo massimo. Facciamo una prima sosta a Carcassonne verso mezzogiorno per fare il pieno all'auto e per le ultimissime spesucce. Poi ripartiamo sotto un sole di 32-35 gradi e continuiamo fino ad Arles. Un'altra sosta tra le quattro e le cinque per mangiare un boccone leggero e via di nuovo verso Nizza. Alle sette passiamo il confine, c'è un'unica corsia sull'autostrada da Ventimiglia fino a Bordighera, sempre per i misteriosi lavori in corso (in realtà ci sono solo i paletti in mezzo alla carreggiata, per sette chilometri, ma non si vedononè persone né macchinari da lavoro) e decidiamo perciò di scendere a Bordighera per fare una sorpresa a Manuela. Ceniamo insieme tutti e tre in un ristorantino sotto casa sua.

Alle nove ultima tappa fino a Genova dove arriviamo prima delle undici, in pieno concerto di Nek e Laura Pausini in Piazza della Vittoria. Devo aspettare fino all'una per rientrare in casa dopo avere scaricato Gabriella, vini e bagagli, perché un tizio con una macchina targata MI ha pensato bene di lasciarmela in sosta davanti al box e i vigili sono tutti impegnati con il concerto. Finalmente all'una arriva il carro attrezzi e dopo venti minuti posso anch'io andare a dormire.
La settimana è stata veramente piena e intensa di immagini, emozioni, colori.
Ci vorrà un po' per smaltire e immagazzinare un ricordo sintetico di questo Vinexpo 2005.

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Luigi Bellucci

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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