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Vocacibario

1a Edizione del Premio Giovanni Rebora

di Virgilio Pronzati

MappaArticolo georeferenziato


Giovanni Rebora è stato un grande genovese.
Professore di Storia economica e di Storia agraria medievale e direttore del dipartimento di Storia moderna e contemporanea dell’Università di Genova, era considerato nel settore, tra i maggiori esperti di livello internazionale. Per anni brillante relatore sulla storia dell’alimentazione in numerosi convegni, seminari e manifestazioni tenutisi in tutta Europa, nonchè autore di numerose e fondamentali opere - saggi e libri - di storia della gastronomia.
Chi ha avuto il piacere di conoscerlo, si è reso subito conto della sua straordinaria cultura, sincerità ed onestà intellettuale. Odiava le persone false, pettegole ed imbroglioni, tanto da rispondergli in faccia ed apostrofarli belinuin.

Ma non solo. Burbero ma simpatico, si è sempre reso disponibile anche per eventi minori o più modesti. Per gli allievi è stato quasi come un padre, per gli amici uno straordinario compagno di memorabili discussioni, spuntini, cene e degustazioni di vini. In ognuno di questi momenti, trasmetteva tutta la sua amicizia e conoscenza. Quest’ultima, non dal pulpito ma con disarmante semplicità. Dote in possesso di ben pochi. Simpatica e significativa, la produzione limitata di uno Spumante Classico in magnum 80 e lode di Villa Crespia e di Barbera d’Asti Docg U Professu di Franco Roero, che i due produttori hanno dedicato allo grande professore scomparso. Ottimi vini che hanno accompagnato i piatti della serata. E proprio per ricordarlo al meglio, la famiglia Carbone proprietaria dello storico ristorante Manuelina di Recco insieme a Federico Rebora figlio di Giovanni, gli ha dedicato un prestigioso premio letterario che porta il suo nome, da assegnare annualmente ad autori di opere di carattere storico-gastronomico.

Il Premio Giovanni Rebora istituito per la prima volta quest’anno, è regolato da varie e ferree norme che ne disciplinano l’assegnazione, ed è articolato in due sezioni: Premio Autori e Premio alla Carriera. L’assegnazione del prestigioso Premio Giovanni Rebora, dipende dall’insindacabile giudizio di una giuria composta da giornalisti, scrittori e docenti universitari. Per la cerimonia di proclamazione e premiazione dei vincitori, tenutasi lo scorso 18 marzo, la sede non poteva che essere il Ristorante “Manuelina”. Per l’occasione Gianni Carbone patron del Manuelina, ha fatto come sempre, le cose al meglio.

Nel corso di una golosa cena con piatti ispirati al premio, preparati per l’occasione dagli chef Gianni D’Amato (Ristorante il Rigoletto) e Marco Pernati (Ristorante Manuelina) e che ha deliziato circa 200 eletti invitati, sono stati premiati i vincitori di questa prima ed attesa edizione. La consegna del prestigioso riconoscimento, è stata preceduta dagli applauditi interventi di Gianni Carbone, Federico Rebora e dal presidente della giuria Paolo Lingua. Per la sezione Autori, sono stati premiati ex-aequo Enrico Vigna e Laura Grandi - Stefano Tettamanti. Il primo con La società rurale e i suoi protagonisti. Lineamenti di antropologia culturale, economia e storia nelle campagne tra le Bormide e il Tanaro. Contea 2010. I secondi con Sillabario goloso. L’alfabeto dei sapori, tra cucina e letteratura. Mondadori 2011.

Ecco le motivazioni della Giuria: l’opera di Enrico Vigna: Tra Langhe, Bormida e Monferrato indagine d’altri tempi con registratore a spalla, blocco note per gli appunti e conversazioni in dialetto per vincere la diffidenza degli anziani protagonisti.
Penetrante e affettuosa ricerca etno-antropologica, svolta “da dentro”, su vite orfane della
buona sorte, tra precarietà, sudore, fatiche disumane e senza età, illusioni, pane nero. La
civiltà contadina col suo sapere antico e la rassegnata capacità di adattamento al duro vivere, speso in tempi e luoghi ormai scomparsi. Un conciso quadro economico e sociale del basso Piemonte nel primo secolo di storia unitaria completa opportunamente il testo. Tratteggiati con stile semplice, i ritratti di questi eterni sconfitti evocano immediatamente le crudezze di Fenoglio e il mondo dei vinti di Revelli. E sullo sfondo compare Genova, porta per “la Merica” tra ingenue speranze e atroci delusioni. Memoria della maggior parte di noi italiani che, consapevoli o meno, abbiamo profonde origini contadine da cui cerchiamo disperatamente di emigrare.

Sull’opera di Laura Grandi - Stefano Tettamanti: Colto, ironico e brillante manuale per l’educazione gastroletteraria del bon vivant dell’evo moderno. La scansione della giornata ideale del peccatore di gola, senza sensi di colpa o vani propositi moraleggianti: imperdonabile è soltanto l’ignorare. Affiorano qua e là insidiose istigazioni a trasgredire ma il ghiottone, via via educato, saprà esattamente come comportarsi.
Il tono leggero dissimula frequentazioni letterarie di prim’ordine e regala citazioni di cui
tenderemo ad appropriarci con insaziabile ingordigia. Promuove il gusto aromatico per la
lettura, stimola la convivialità e migliora l’umore. Si consiglia l’assunzione prima, dopo e durante i pasti. Ammesso che il lavoro nobiliti l’uomo, è il sapersi mettere a tavola che lo fa felice.

Per la Sezione Premio alla Carriera, il premio è stato meritatamente assegnato all’eminente professor Massimo Montanari. Le motivazioni del Premio alla Carriera, partono invece da un titolo, uno tra i tanti d’una corposa produzione, che sintetizza il senso d’una ricerca: “Il cibo come cultura”, dove si seguono i passaggi antropologici di come si produce e di come si prepara il cibo. Ma alla fine, la sociologia e il senso della società che si evolve, s’impone: ed il cosiddetto “piacere della scelta”, ovvero la sublimazione estetica diventa il punto finale d’un percorso che è anche una delle ragioni-chiave del vivere sociale. Questo è uno dei motivi salienti, peculiare, ma non certo l’unico per il quale la giuria del Premio Giovanni Rebora ha deciso all’unanimità di premiare, per la produzione di uno scienziato e di un intellettuale, la coerenza di scienza e vita del professor Massimo Montanari.


Oltre al prestigioso riconoscimento, ai vincitori va anche un ‘testo’ in rame (la tipica teglia nella quale si usa cuocere la Focaccia di Recco col formaggio IGP), battuto a mano e con incise le motivazioni del premio.
Un plauso anche agli altri finalisti del Premio sezione “Autori” selezionati dai giurati tra i numerosi scritti pervenuti: Sergio Rossi con La cucina dei Tabarchini. Storie di cibo mediterraneo tra Genova, L’Africa e la Sardegna, Sagep Editore; Alessandro Carassale e Luca Lo Basso con Sanremo Giardino di limoni, Ed. Carocci; Alvaro De Anna con Le memorie di Papageno, 31 scrittori raccontano i sapori della loro giovinezza, Bacco Arianna Editore e Lorenzo Tablino con La maestra del verderame, articolo pubblicato sul settimanale Gazzetta D’Alba, settembre 2010.
Significativo, il patrocinio di Regione Liguria, Comune di Recco, Camera di Commercio di Genova e ONAOO (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Olio di Oliva).


Il Premio Giovanni Rebora
Statuto

1) Per onorare l’opera e la memoria di Giovanni Rebora genovese, docente, studioso di storia dell’economia e dell’alimentazione e in particolare per ricordare la sua straordinaria passione e professionalità nel raccontare e scoprire usi, costumi, evoluzione della società antica e moderna, che lo hanno reso protagonista della vita scientifica e culturale contemporanea, è istituito il “Premio Giovanni Rebora” per la Civiltà della Tavola.
2) Il Premio è istituito per iniziativa e con il patrocinio della famiglia Carbone, titolare dello storico ristorante “Manuelina” di Recco in collaborazione con la famiglia Rebora.
3) Il “Premio Giovanni Rebora” è assegnato ogni primavera nel corso di una manifestazione presso il ristorante “Manuelina”.
4) Il “Premio Giovanni Rebora” è assegnato in due sezioni: la sezione "autori" prevede l’assegnazione del premio all’autore di un’opera che tratti, nel senso più ampio, la storia, la letteratura, il costume, l’economia connesse alla gastronomia ed alla civiltà della tavola nel suo insieme. • la sezione "carriera" prevede l’assegnazione del premio ad una personalità che, nel corso della propria esistenza e della propria attività scientifica o culturale, abbia operato nel campo della gastronomia e della civiltà della tavola con particolare entusiasmo e dedizione.
5) Manuelina di Recco e la famiglia Rebora nominano un Comitato organizzatore rinnovabile ogni anno che designa una Giuria di intellettuali, gastronomi ed esperti.
6) Il Comitato organizzatore su proposta di Manuelina di Recco e della famiglia Rebora,
nomina il Presidente che ne dirige e ordina i lavori.
7) Il Comitato organizzatore decide ogni anno: date, modi e tempi del “Premio Giovanni
Rebora” .
8) Il Comitato organizzatore, ogni anno, con giudizio insindacabile e inappellabile seleziona, tra tutti i partecipanti, 5 finalisti della sezione "autori" del “Premio Giovanni Rebora”.
9) La Giuria sceglierà tra i 5 finalisti, con giudizio insindacabile e inappellabile il vincitore della sezione "autori" del “Premio Giovanni Rebora”
10) ll Comitato organizzatore, ogni anno, con giudizio insindacabile e inappellabile individua una personalità a cui sarà assegnato, per la sezione "carriera", il “Premio Giovanni Rebora”.
11) I risultati del concorso saranno diffusi dagli organi di stampa e pubblicati sul sito: www.premiogiovannirebora.it.
12) Il comitato organizzatore del “Premio Giovanni Rebora” ha sede presso il ristorante
“Manuelina” via Roma 278 Recco (Genova)

Profilo biografico di Giovanni Rebora

Giovanni Rebora (Genova 1932 - 2007), è stato professore di Storia economica e di Storia agraria medievale e direttore del dipartimento di Storia moderna e contemporanea
dell’Università di Genova.
Durante la sua lunga carriera ha collaborato con alcuni fra gli storici più importanti del XX secolo, tra i quali Fernand Braudel. Ha condotto studi e ricerche sulla storia dell’alimentazione e scritto importanti pubblicazioni come La cucina medievale italiana tra Oriente e Occidente (Genova 1992), Colombo a tavola (Savona 1992), La civiltà della forchetta (Roma – Bari 1998) e La cucina dei papi Della Rovere (Savona 2003). È stato presidente del Conservatorio delle Cucine Mediterranee e ha studiato in profondità la storia della cucina italiana sia sotto il profilo economico, sia sotto il profilo enogastronomico. È riconosciuto come uno dei massimi studiosi di storia dell’alimentazione in tutta Europa.

Il figlio Federico nel libro “Tagli scelti – Scritti di cultura materiale e gusto mediterraneo di Giovanni Rebora” ricorda così la prestigiosa vita del padre: “Giovanni Rebora nasce a
Sampierdarena – un quartiere di Genova che era e in parte è ancora una città dentro la città – il 13 luglio 1932, primogenito di Angelo e Pasqualina Boccardo. Il padre, con il nonno e gli zii paterni, possiede un’azienda di trasporti con carri trainati da cavalli, carrettieri, in altre parole, mestiere per il quale Giovanni non smetterà di testimoniare ammirazione e affetto. Durante la guerra è sfollato con la famiglia a Novi Ligure, paese natale della madre, dove trascorre molto tempo in compagnia dei nonni Paolina e Giovanni detto ‘Balin’; da quest’ultimo apprende i segreti della campagna, del bosco, del fiume, insegnamenti che resteranno vivissimi nella sua cultura. Orfano di padre a soli quattordici anni e con un fratello di sette anni più piccolo (Adriano, che negli anni Settanta del Novecento diverrà uno dei più importanti ristoratori della California), mentre studia da ragioniere Giovanni si prodiga per dare sostegno alla famiglia.
Presso lo zio Giulettu, proprietario di un chiosco di bibite a Sestri Ponente, prende servizio come barista; la sera è invece impegnato come assistente al palco al Teatro Modena di Sampierdarena, dove ha modo di ammirare i protagonisti di commedie e varietà (Macario e Govi su tutti). Nel 1951, appena diplomato, trova impiego presso la casa di spedizioni Ghio & Bisio, a Sampierdarena. Nel 1955 è assunto come impiegato all’Eridania di Genova; intuite le eccellenti capacità del giovane, già l’anno seguente i dirigenti dell’azienda lo invitano ad iscriversi alla facoltà di Economia e Commercio, prospettandogli una brillante carriera. Lavorando di giorno e studiando di sera, il 24 febbraio 1962 Rebora consegue la laurea in Economia e Commercio presso l’Università di Genova, con una tesi economica dal titolo ‘Prime ricerche sulla gabella “caratorum sexaginta maris”’ (relatore Franco Borlandi).

Nel 1957 si è intanto unito in matrimonio con Anna Maria Fossati soprannominata Pi, vicina di casa dagli anni dell’adolescenza, da cui avrà Federico (1959) e Lorenzo (1970). Dal 1962 è assistente ordinario presso la cattedra di Storia economica della Facoltà di Economia e Commercio; lascia così definitivamente il posto presso l’Eridania. Negli anni seguenti compie numerosi soggiorni a Parigi, presso la Maison des Sciences de l’Homme diretta da Fernand Braudel. Qui conosce, tra gli altri, Jacques Le Goff e stringe una duratura amicizia con Maurice Aymard e Alberto Tenenti. Nel 1968 si specializza in Interpretazione di documenti commerciali dei secoli XIII-XVII presso l’Istituto Datini di Prato. Negli anni successivi gli sarà affidata la docenza dello stesso corso. Nel 1971 passa alla Facoltà di Lettere e Filosofia come assistente ordinario di Storia medievale; successivamente ottiene l’incarico di Storia agraria medievale, che manterrà fino al 1982, quando inizia in qualità di professore associato l’insegnamento di Storia economica presso l’Istituto di Storia moderna e contemporanea.

È consulente storico per la mostra ‘Ansaldo industria e società’ allestita dal Comune di Genova tra dicembre 1978 e gennaio 1979. Nel dicembre 1980 organizza a Genova il convegno internazionale ‘I problemi del mare’, dai contenuti molto innovativi (la pesca e l’esplorazione subacquea sono state grandi passioni giovanili di Giovanni). Con l’occasione nasce una duratura amicizia con François Doumenge, professore e biologo parigino destinato a succedere alla guida del Musée Océanographique di Monaco al mitico Jacques-Yves Cousteau (direttore dal 1957 al 1988). Sul finire degli anni Settanta ha iniziato a occuparsi in maniera approfondita di storia dell’alimentazione, e nel marzo 1983 promuove e organizza a Imperia un convegno internazionale dedicato appunto a Cultura e Storia dell’alimentazione, cui partecipano studiosi provenienti da tutto il mondo.

Nel 1984 diventa direttore dell’Istituto di Storia moderna e contemporanea; dal 1995 al 2011 torna a dirigere la struttura, divenuta nel frattempo Dipartimento. Nel 1996 prende avvio la collana ‘Quaderni di storia economica’, voluta da Rebora per pubblicare le opere prime dei giovani ricercatori da lui coordinati. Nel settembre 2002 è uno dei cento autori del “Festivaletteratura” di Mantova con ‘La civiltà della forchetta’, il suo lavoro maggiormente conosciuto, pubblicato nel 1998 e riproposto in successive edizioni, anche fuori d’Italia. Lasciato l’insegnamento universitario nell’ottobre 2002, intensifica la produzione di scritti brevi. Muore a Genova, nella sua casa di Sampierdarena, il 22 ottobre 2007.”

OPERE
- G. REBORA, Un’impresa zuccheriera del Cinquecento, Napoli, s.n., 1968 (ristampato in: A. GIUFFRIDA,
G. REBORA, C. VENTURA, Imprese industriali in Sicilia: secc. XV-XVI, Caltanisetta, S. Sciascia, 1996).
- Un manuale di tintoria del Quattrocento a cura di G. Rebora, Milano, Giuffré, 1970.
- G. REBORA, Materia prima e costi di trasformazione nel promemoria di un lanaiolo veneto della fine del Quattrocento, “Rivista storica italiana”, I.XXXIII, 1971, pp. 144-163.
- G. REBORA, La ceramica nel commercio genovese alla fine del medioevo, “Studi genuensi”, IX, 1972 [ma 1974], pp. 87-93.
- G. REBORA, Navigazione, commercio e sicurezza in mare tra Tre e Quattrocento, in Économies méditerranéennes: équilibres et intercommunications, XIIIe-XIXe siècles, Actes du Ile colloque internazional d’histoire (Athènes, 18-25 septembre 1983), Athènes, Fondation nationale de la recherche scientifique, 1985-86, t.I, pp. 505-517.
- G. REBORA, La cucina medievale italiana fra Oriente ed Occidente, “Miscellanea storica ligure”, XIX, 1987 (nuova edizione: Genova, Dipartimento di Storia moderna e contemporanea, 1996).
- G. REBORA, I lavori di espurgazione della darsena del porto di Genova nel 1545, in Il sistema portuale della Repubblica di Genova. Profili organizzativi e politica gestionale (sec. XII-XVIII) a cura di G. DORIAP. MASSA PIERGIOVANNI, Genova, Società ligure di storia patria, 1988, pp. 199-220.
- G. REBORA, “Quella bella gioia del nostro porto…”, in CONSORZIO AUTONOMO DEL PORTO DI GENOVA, Sagep, 1988, pp. 13-17.
- Colombo a tavola: antologia di ricette d’epoca a cura di G. REBORA, Savona, Ermes, 1992.
- G. REBORA, Importazioni e consumi di vino a Genova in età moderna, in Vigne e vini nel Piemonte moderno a cura di R. COMBA, Alba, Famija Albèisa L’Arciere, 1992, pp. 481-489.
- La relazione di Michele de Cuneo. La scoperta, i primi scambi, in A. NUNEZ JIMÉNEZ, Michele da Cuneo nel nuovo mondo a cura di G. REBORA, Savona, Dan.Er., 1994, pp. 7-27.
- La civiltà della forchetta: storie di cibi e di cucina, Roma-Bari, Laterza, 1998 (ediz. Americana: The culture of the fork: a brief history of food in Europe, New York, Columbia University Press, 2011).
- La cucina dei papi Della Rovere: alimentazione e ricette al tempo e alla corte di Sisto IV e di Giulio II,
Elio Ferraris, 2003.


Nella foto di Pietro Bellantone: a sinistra Gianni Carbone, suo genero e Federico Rebora al microfono.

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1 Commenti

Inserito da Luca Amodeo

il 28 aprile 2012 alle 22:52
#1
Alle opere del prof. Rebora aggiungerei il volume postumo "Tagli scelti. Scritti di cultura materiale e gusto mediterraneo", curato da Giovanni Assereto e Nicola Calleri per Slow Food Editore, Bra 2009.
Qui la scheda del libro: http://editore.slowfood.it/editore/ita/dettagli.lasso?cod=9788884991874

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