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Viaggi enogastronomici

È il Capodanno 2050: Tu hai un sogno? (Seconda Parte)

di Luigi Bellucci

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Il Convegno al pomeriggio

Dopo il ricco e piacevole spuntino tra le colonne e gli ascensori inclinati che sostengono e collegano tra loro i locali all’interno delle bolle, si riprende alle 14.30 con l’intervento di Bill Emmott, che ragiona sulle tendenze economiche dicendo che non si possono dare risposte. Ricorda a proposito Churchill e Judy Garland (Dorothy) quali sue muse ispiratrici: per conoscere il futuro devi conoscere il passato e se vuoi che un sogno si avveri devi avere un sogno.
Le guerre tradizionali oggi non convengono più perché entrambi i contendenti ci perderebbero troppo. La lezione economica degli ultimi anni è stata particolarmente dura. Le economie si adattano facilmente.
Ci sono guerre locali che non hanno alcun effetto sulle tendenze economiche, mentre quelle tra grandi paesi influiscono sull’economia mondiale. In questo senso l’Asia è la regione più pericolosa. Con l’emergere dell’economia cinese e di quella indiana potrebbe aumentare il pericolo di un conflitto tra queste due potenze ed eventuali loro alleati.
La stessa cosa potrebbe verificarsi anche in Africa dove molti Stati hanno forti interessi.
Anche il terrorismo potrebbe contribuire ad accelerare fenomeni di conflitti fino alla proliferazione nucleare.

Vedi anche È il Capodanno 2050, alla Nardini di Bassano (Prima Parte)

Il nostro sogno, visto il quadro pessimista e la sua evoluzione, dovrebbe essere quello di un mondo economico sano e ben sviluppato, attraverso la tecnologia e l’energia, stimolate dai bisogni reali e dalle necessità ambientali.
Altro argomento di approfondimento è la flessibilità. In Italia, come in Giappone, c’è stato un grande sviluppo economico, che può riaversi solo con una buona flessibilità.
In conclusione è più saggio essere ottimisti per poter cogliere ogni opportunità.
Tocca ora allo storico, professore all’Università di Torino, Miguel Gotor, che cita il Gesù di Luca per ricondurre a come capire il proprio tempo. Poi cita Cicerone per la storia come maestra di vita perché il passato può servire a costruire il mondo in cui viviamo. Di qui deriva che la storia ti dà un metodo, dunque è una scienza.
Lo storico studia solo il passato che gli interessa ancora, nella previsione di quello che potrà accadere in certe situazioni e in certe condizioni, altrimenti sarebbe un antiquario.
È quasi una partita a tennis tra passato e presente. Profezia e utopia sono due modi per indagare il futuro che c’è nel passato.
Lo stereotipo dello scienziato moderno è Isaac Newton. Sapere profetico è divinità più verità oggettiva, collegate dal sacerdote che funge da interprete tra le due.
Altra forma profetica è il Millenarismo di Gioacchino da Fiore, di tipo apocalittico.
In sostanza l’Utopia, nel passato e nel presente, è un modo per guardare al futuro sognando un mondo migliore.
Dopo di lui Francesco Billari, demografo dell’Università Bocconi, ha illustrato i possibili cambiamenti della famiglia e della natalità nel corso dei prossimi quarant’anni, in Italia e nel resto del mondo.
Ancora un video per ascoltare Carlo Petrini di Slow Food, che ricorda come sarà sempre più attuale il “dare valore” al cibo come prodotto della terra e come sinonimo di sostentamento, evitando sprechi e coltivazioni non naturali.
Anche Guido Barilla, presidente di Barilla Holding spa e del Barilla Center for Food and Nutrition, riprende nei dieci minuti scarsi del suo intervento il concetto del “valore del cibo”. Passa poi a ricordare che anche l’acqua avrà un grande valore per l’umanità intera proprio per la sua scarsezza e perché tutte le previsioni dicono che “l’acqua finirà prima del petrolio”. Dunque c’è poco da stare allegri ed essere ottimisti. Meglio, dal suo punto di vista, un sano realismo per non sprofondare tutti insieme in un nuovo medioevo se il mondo non saprà darsi adeguati organismi di controllo sia sul piano delle materie prime, sia su quello dei controlli fiscali ed economici in generale.
Non meno interessante l’intervento di Luca Molinari, storico dell’architettura e curatore del Padiglione Italia alla dodicesima Biennale di Architettura di Venezia. Luca ha parlato con competenza dei paesaggi urbani del futuro esplorando a fondo il problema della convivenza nei grandi agglomerati urbani, in opposizione ai territori non metropolitani, sempre più magri e disabitati.

Riparto per tornare a Chiavari che è ormai sera. Il traffico è scorrevole e cerco di immaginarmi nel 2050 come sarà questo nord Italia ricco e produttivo. Ripenso a come era nel 1970, quarant’anni fa. L’autostrada c’era già e il Veneto stava avviandosi verso una prosperosa crescita economica. Si distinguevano città e paesi lungo la strada. Oggi non esiste soluzione di continuità. Si susseguono capannoni, fabbriche, industrie. Per vedere campi e prati bisogna guardare lontano, oltre le fasce di case e spazi occupati dal cemento e dall’asfalto. Se mi proietto di altri quarant’anni, al capodanno 2050, vedo ... non riesco a vedere una Milano o una Verona con 10 – 15 milioni di abitanti. Vedo piuttosto, anzi sogno, un territorio ancora più ricco e più curato, con spazi per il divertimento ben immersi nella natura. Vedo un concentrato di famiglie europee ricche che vengono a vivere nella pianura padana. Vedo grandi chef nella tradizione lombarda, piemontese, emiliana e veneta e visite “regolamentate” a Venezia, a Firenze, sulla riviera ligure di Portofino o Bordighera. L’Italia sarà diventata un grande centro di villeggiatura e di residenza di ricchi europei. Ovviamente se i politici saranno stati in grado di capire il grande valore delle bellezze d’Italia, se saranno stati capaci di indirizzare i loro sforzi verso l’incremento del turismo e la cura del territorio e se saranno stati abbastanza attenti a gestire il quotidiano con i piediben saldi per terra e ancorati alla realtà quotidiana e ai veri bisogni della gente, senza interferire con scelte o indirizzi assurdi e improponibili.

Di seguito si propone una sintesi sui relatori che hanno dato vita al Convegno (dal sito www.nardini.it oppure www.convegnonardini.org):

Jack Goldstone, Professore Emerito di Public Policy presso la George Mason School di Fairfax, Virginia. Si è occupato del tema della sfida demografica del XXI secolo nel suo articolo “The New Population Bomb” pubblicato a gennaio 2010 dalla rivista Foreign Affairs. E’ autore di nove libri tra cui “Why Europe? The Rise of the West in World History” e di oltre cento articoli su temi di geopolitica, movimenti sociali, processi di democratizzazione e cambiamenti sociali. Ha collaborato a lungo con l’Intelligence degli Stati Uniti, la US Agency for International Development e la World Bank sui temi dei conflitti bellici, del terrorismo e della democratizzazione degli Stati.

Enrico Giovannini, Presidente dell’Istat dal 4 agosto 2009.
Dal gennaio 2001 al luglio 2009 è stato Chief Statistician e Director of the Statistics Directorate dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) di Parigi. Dal 2002 è professore di Statistica economica presso la Facoltà di Economia dell’Università di Roma “Tor Vergata”. È inoltre autore di numerose pubblicazioni e membro d’importanti Comitati nazionali ed internazionali. È membro della Commissione sulla “Misura della performance economica e del progresso sociale” istituita dal Presidente francese Nikolas Sarkozy. È presidente del Global Council sulla “Valutazione del progresso delle società” istituito dal World Economic Forum .

Francesco Billari, professore ordinario di Demografia e Prorettore dell’Unversità Bocconi di Milano, è Direttore del DONDENA-Centro per la Ricerca sulle Dinamiche Sociali e Fellow di IGIER. I suoi principali interessi di ricerca sono famiglia e fecondità, la transizione allo stato adulto, l’analisi dei corsi di vita, i modelli per dinamiche di popolazione e le relazioni tra demografia ed economia. Tra i promotori di Neodemos, ha di recente scritto, con Gianpiero Dalla Zuanna, “La rivoluzione nella culla. Il declino che non c’è”.

Bill Emmott, scrittore indipendente e consulente in material di affari internazionali. Dal 1993 al 2006 è stato direttore di The Economist. Ha pubblicato fino ad oggi otto libri, numerosissimi articoli e pubblicazioni internazionali. E’ stato corrispondente a Bruxelles, Tokio e Londra per il settimanale The Economist, che ha diretto dal 1993 al 2006, raddoppiandone la tiratura. Per la sua attività di giornalista ha ricevuto numerosi premi, tra cui, nel 2003, il prestigioso “E’ giornalismo” che per la prima volta una commissione di giornalisti italiani ha riconosciuto a un collega straniero. E’ Direttore della compagnia Development Consultants International di Dublino, Direttore del Gruppo UK-Japan 21st Century, co-Presidente del Canada-Europe Roundtable for Business, Amministratore della Marjorie Deane Financial Journalism Foundation. Editorialista di The Guardian (UK), Corriere della Sera (ITA) e Asahi Shimbun (Giappone) e collaboratore di numerose riviste come Exam (Brasile) e Ushio (Giappone), ha scritto diversi saggi sulla situazione economica del Giappone. In uscita per Rizzoli il suo volume “Forza, Italia” sulla situazione politica italiana.

Miguel Gotor, ricercatore di Storia moderna presso l’Università degli Studi di Torino. Già borsista della Fondazione «Michele Pellegrino», della Fondazione «Luigi Firpo» di Torino e fellow presso «Villa I Tatti. The Harvard University Center for Italian Renaissance Studies», si è occupato di santi, eretici e inquisitori tra Cinque e Seicento e di storia degli anni Settanta del Novecento. Tra le sue pubblicazioni: “I beati del papa. Inquisizione, santità e obbedienza in età moderna” (Firenze, L. Olsckhi, 2002, Premio «Desiderio Pirovano» 2003) e “Chiesa e santità nell’Italia moderna” (Roma-Bari, Laterza, 2004). Ho curato il volume di Aldo Moro, Lettere dalla prigionia (Torino, Einaudi, 2008, Premio «Viareggio- Repaci» 2008 per la saggistica). Collaboro alle pagine culturali e politiche de «Il Sole 24 Ore».

Luca Molinari, professore di Storia dell’Architettura Contemporanea presso la II Università di Napoli, è stato il curatore del Padiglione Italia per la XII Biennale di Architettura di Venezia. Collabora con numerose riviste italiane e straniere tra cui Abitare, Lotus e Vanity Fair. Dal 1996 è Editor per l’architettura della casa editrice Skira e ha curato numerose mostre nell’ambito dell’architettura contemporanea e della fotografia. Tra il 2001 e il 2004 è responsabile scientifico per l’architettura e l’urbanistica della Triennale di Milano e membro del comitato scientifico per cui, tra l’altro, ha ideato e curato la prima edizione della Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana (2003) e la prima edizione della Festa per l’Architettura (2004). Ha ricevuto dalla X Biennale di Architettura di Venezia il Premio Ernesto Nathan Rogers per la critica e la comunicazione d’architettura (2006)e il Jean Tschumi UIA prize per la critica architettonica (2008).

Guido Barilla, Presidente di Barilla Holding S.p.A., ha cominciato la sua carriera nel 1982 con l’executive training nelle vendite di Barilla Francia, società controllata del Gruppo. Dopo la sua esperienza europea, completa una serie di stage negli USA presso diverse aziende del comparto alimentare statunitense. Successivamente torna ai quartieri generali di Barilla a Parma e diventa dirigente del Gruppo nel 1986, occupandosi principalmente dell’espansione internazionale del Gruppo. Nel 1988 viene nominato vice-presidente di Barilla G. e R. F.lli S.p.A. e presidente di Barilla Dolciaria S.p.A., il Gruppo dei prodotti dolciari da forno. In seguito alla morte del padre nel 1993, viene nominato presidente del consiglio di amministrazione di Barilla G. e R. F.lli S.p.A. e nel 2003 presidente di Barilla Holding S.p.A.

Foto Credit: Gabriella Repetto

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Luigi Bellucci

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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