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Back office

Champagne è solo nel titolo, promesso

di Filippo Ronco

MappaArticolo georeferenziato

Ricordo lo sdegno che da più parti si sollevò quando qualche anno fa in una qualche improbabile diretta Rai di Capodanno, Del Noce brindò con l'innominabile vino francese col botto, anziché con un analogo prodotto italiano. Trattenni il sorriso di fronte al nostro sconfinato provincialismo di sempre. In questi giorni ha fatto discutere la lettera aperta inviata dal Presidente del Consorzio del Franciacorta alle principali testate, Maurizio Zanella. Ne hanno parlato molti siti, tra i quali Vinoalvino, Aristide, Italiaatavola.

Le questioni poste da Zanella sono due.
Lo scaso servizio di informazione che si fa nel ripubblicare comunicati eccessivamente entusiastici - giungono ciclicamente con particolare insistenza sotto il periodo natalizio a tutte le redazioni - a proposito dei successi del comparto spumantistico da un lato, e l'uso della parola spumante dall'altro che secondo Zanella sarebbe morta o comunque da seppellire.

Se sulla prima questione non vi è dubbio che l'attenzione nella verifica delle notizie, anche quando provenienti da fonti che si ritengono qualificate perchè magari preposte proprio alla divulgazione della cultura e delle informazioni intorno a determinate tipologie di vini dovrebbe essere più accurata (per quanto prestiamo molta attenzione a quel che pubblichiamo su tigulliovino non scritto da noi ma giunto dai vari uffici stampa, qualcosa può esserci sfuggito e di questo eventualmente ci scusiamo con il lettori), sulla questione "spumante" ritengo invece ci sia da discutere.

Da un lato concordo pienamente con Zanella sul fatto che ciascun territorio vocato all'arte spumantistica debba trovare la propria specifica strada e possibilmente promuoversi in Italia e all'estero con il proprio marchio, così come per esempio sta facendo bene la Franciacorta o come fanno i trentini con il Trento Doc o i piemontesi con l'Alta Langa. Gli altoatesini hanno fatto anche di più ma è un altro discorso. E' la prima cosa da fare, la più premiante sul lungo periodo.

Occorre però ammettere che "spumante", bello o brutto che sia, significante o meno, è oggi in effetti l'unica parola comprensibile al "popolo" in grado di raggruppare tutti i vini della macrocategoria "con spuma" o "con botto" (!) sotto un unico grande, grandissimo cappello.

Zanella ha ragione sul fatto che questa categoria sia troppo ampia: mentre sembra premiare chi fa peggio, inevitabilmente penalizza chi dà più lustro al settore, lavorando alla punta di diamante del comparto. Io spesso, cercando di dribblare i termini "bolla" o "bollicina", che mi sanno un po' di aperitivo in Via Brera molto pettinato, al bancone dell'enoteca o al ristorante chiedo un metodo classico e di solito mi capiscono. Del resto, come dovremmo identificare quelle meravigliose "eccezioni spumantistiche" sparse per l'intero stivale, dalla Puglia alle Marche, dall'Umbria, all'Emilia Romagna, alla Valle d'Aosta?

Se l'obiettivo è raggiungere anche il non iniziato all'arte del bere consapevole - e immagino lo sia - occorre probabilmente subire l'infelice sostantivo spumante un altro po', almeno fino a che non sarà noto a tutti - anche al volgo - che "metodo classico" è una cosa e metodo charmat o vino frizzante sono altro. Avete mai visto una campagna pubblicitaria in merito?

Franciacorta in altre parole, è un sottoinsieme di Metodo Classico che a sua volta è un sottoinsieme di Spumante. Occorre andare per gradi e farlo sapere all'Italia prima e al mondo poi, investendo moltissimo in eventi, pubblicità, incontri, educational, partecipazione a fiere nazionali ed internazionali, divulgazione.

Il territorio, la singola zona, rappresentano il passo successivo. Non basta produrre un ottimo prodotto, impostare prezzi di accesso di un certo tipo (anche questo è marketing) e portare un intero territorio a fare di un certo tipo di produzione la prima scelta aziendale. Sono risultati importanti, intendiamoci e nessuno ad oggi in Italia è riuscito a farlo meglio, arrivando a giocarsi tutto e ad essere chiaramente identificata come una zona dove difficilmente berrò molti grandi rossi (oddio, una verticale di Maurizio Zanella, il vino, non il Presidente, potrebbe smentirmi, ma è un'eccezione) ma dove probabilmente berrò molti buoni metodo classico.

Dopo, soltanto dopo, eventualmente, preoccuparsi dei cugini d'oltralpe, dell'innominabile vino e di quell'insostituibile suolo...


[Foto credit: altissimoceto.it]

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Laureato alla Facoltà di Giurisprudenza di Genova nel 2003, ho fatto pratica legale in uno studio per circa 2 anni ma non ho mai provato a dare...

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