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Viaggi enogastronomici

La Morra, Langa Bianca e Rosso del Barolo (Prima Parte)

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

Un felice ritorno tra La Morra, Alba e sul Tanaro a respirare l’aria fresca di fine inverno tra le vigne spoglie e le macchie di neve sulle cime più alte. Un paesaggio da favola, grazie alla collaborazione del Comune di La Morra e dell’Ente Turismo Alba – Bra – Langhe – Roero, all’impegno di “Medusa - Giornalismo” del Dottor Luciano Scarzello, e alla partecipazione di alcune aziende vinicole come Bel Colle di Verduno, Cogno di Novello, Bovio in frazione Annunziata di La Morra, Settimo Aurelio di La Morra.

Da non trascurare la piacevolezza dell’Hotel Santa Maria in frazione Santa Maria di La Morra e i due ristoranti, La Crota a Roddi d’Alba e Bovio a La Morra con la visita alla Cantina Comunale di La Morra e il suo ricco programma di Primavera 2010 nel mese di Maggio, con la giornata del Dolcetto d’Alba il 1° Maggio, della Barbera d’Alba l’8, del Langhe Nebbiolo il 15, preceduta il 14 da Il Barolo vent’anni dopo, e conclusa il 22 e 23 con la presentazione del Barolo 2006. Infine vi resteranno dentro la bellezza dei luoghi, i colori delle colline della Langa e del Roero, il Belvedere di La Morra e i tanti chiese e castelli e palazzi antichi sparsi qua e là nei paesini e lungo le stradine strette che formano la ragnatela comunicativa di questo territorio così piacevole e caratteristico.

Vedi anche: La Morra – Nebbie e Imperatori antichi (Seconda Parte)

Vedi anche La Morra – Cultura, Cucina, Carattere (Terza Parte)

Venerdì 19 Marzo 2010

Nelle Langhe c’è un’Isola.

Lascio il tiepido sole di Genova verso l’una e m’inoltro senza fretta lungo la costa verso Savona dove già si vedono fiorire le prime ginestre di questo 2010. dai quindici gradi della riviera si scende ai sette otto gradi dell’aria verso Mondovì, circondata da ampie chiazze bianche di neve tutt’attorno. Come sempre il traffico qui è assente. Pochi veicoli, qualche camion o furgone, e quasi soli dopo l’uscita dall’autostrada a Mondovì sulla strada per Alba, sorpassato di tanto in tanto da auto locali che se ne fregano del limite dei 70 all’ora, perché tanto loro lo sanno, se ci sono, dove sono i controlli. Attraverso Barolo e poco dopo le tre prendo la strada in salita verso La Morra e ridiscendo dall’altra parte verso la frazione Santa Maria e il nuovo hotel con lo stesso nome. Un simpatico cocker fa la guardia e abbaia furiosamente quando sto per prendere i bagagli dal retro dell’auto. Mi diranno che è il suo modo di avvertire il personale che un nuovo cliente è in arrivo.

Dalla finestra dell’ampia camera da letto al primo piano si vede un panorama da favola. Sembra proprio di essere al centro di un’isola circondata da un mare di vigneti e paesini e campi e boschetti che si perdono attorno a vista d’occhio fino all’orizzonte frastagliato a denti di sega chilometri e chilometri lontano. È l’Isola del Barolo, al centro delle Langhe. Bianca chiamano qui questa zona di Langa e rosso è l’oro che vi cresce e che ha arricchito in meno di duecento anni gli abitanti di questa campagna piemontese un tempo povera e trascurata. Ancora bianco e rosso, come i vini e come i colori della bandiera di Genova, e di quella inglese che fu chiesta in vendita dal Re d'Inghilterra ai genovesi per attraversare indenni il Mediterraneo con le loro navi ai tempi delle prime crociate, perchè con quella bandiera non si veniva assaliti dai pirati..
Mi sistemo e mi rilasso in attesa di Luciano e degli altri che partecipano a questo educational tour. Alle cinque e mezzo ci siamo tutti e con un piccolo bus a venti posti si parte per la prima visita.


Bel Colle a Verduno
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Ci aspettano all’ingresso il responsabile comunicazione Luca Trivellato e l’enologo Paolo Torchio (nomina sunt substantia rerum) che ci fa visitare l’azienda. Bel Colle oggi produce circa duecentomila bottiglie l’anno, con un 20% di bianchi e gli altri divisi tra Barolo, Nebbiolo, Barbera e Pelaverga, che è un po’ un fiore all’occhiello, così come le pochissime bottiglie di Barolo Chinato. I loro vigneti di punta sono quelli sparsi nelle sottozone o Menzioni geografiche aggiuntive, i vecchi “cru” (non si possono più chiamare così) di Neirane, Breri, Monvigliero, ecc.

Dopo la zona di fermentazione visitiamo quella di invecchiamento dedicata oggi al Barolo 2006 e al Barbera 2007 e 2008, normale e superiore, con molte botti grandi e ancora qualche barrique. Il vino subisce una leggera chiarifica e non viene fatto il filtraggio. Il 2009 sarà un vino con un po’ meno colore, dovuto a una raccolta anticipata per il caldo di fine stagione. Infine passiamo nella bottiglieria che contiene 120-150 mila bottiglie in affinamento per arrivare nella sala di assaggio e degustazione.
Agli assaggi di salame fresco, pezzi di Bra e Parmigiano accompagniamo un buon Roero Arneis 2009 di 13,5 gradi dal lotto L 10-063 e poi un eccellente Verduno Pelaverga 2008 di 14 gradi dal lotto L09-246.

Poiché manca poco alla cena, Paolo ci propone un assaggio di una magnum di Barbera 2006 e una di Barolo 2004 da accompagnare ai piatti che Danilo ci ha preparato.


La Crota da Danilo e mamma Luigia
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Si cena alla Crota di Roddi d’Alba. Il ristorante è ricavato da una vecchia “Crota” ristrutturata da Danilo Lo Russo, chef e patron, che ci fa vedere le due belle sale a piano terra e al piano superiore, eleganti ed essenziali, e poi anche le cucine pulitissime e i locali di disimpegno, quello dedicato alle celle frigorifere e quello per la lievitazione del pane e la preparazione dei dolci. Ma la parte più interessante è il locale cantina al piano inferiore, con belle bottiglie e magnum distribuite attorno alle pareti per la gioia dei clienti che scelgono di pranzare qui, una cantina proprio “nobile”.

Danilo è uno dei pochissimi cuochi di struttura snella. Ha il fisico dell’atleta di mezzofondo, asciutto e pulito. Nero di capelli, metà albese per parte di madre e metà pugliese per parte di padre. Mi ricorda, e glielo dico, il grande Paolo Teverini di Bagno di Romagna. Stesso fisico e stesso stile di accoglienza dei clienti, con tanta simpatia e l’abbigliamento tipico del vero cuoco, grembiule bianco e massima disponibilità a raccontare la sua cucina e proporre personalmente i piatti tipici che usciranno dalla cucina. Alla fine della nostra cena Danilo è atteso a fare il Giudice in una gara di cuoche, lanciata anni fa dall’Avvocato Giovanni Goria, ottimo gastronomo e gourmet, scrittore di cucina e solo omonimo del politico piemontese.

Iniziamo la cena in cantina, con un aperitivo di prosciutto crudo e squisita coppa di Parma e nel bicchiere uno Chardonnay vino da tavola Aunì dell’Azienda Agricola Cadia di Bruno Giachino di Roddi d’Alba, affinato in barrique, di 13 gradi dal Lotto L06-2008.
Insieme a Danilo ci accoglie anche il Presidente del Consorzio di Tutela del Barolo e Barbaresco, Claudio Rosso, che ci fa una panoramica del territorio, che comprende le colline Langhe e Roero divise dal fiume Tanaro.

La Langa è una terra bianca, di marne, il Roero è una terra rossa, nelle parti alte. Sono terre che devono la loro fortuna ai vitigni autoctoni che sono stati coltivati e conservati nei secoli, il Nebbiolo, il Dolcetto, il Barbera, ma anche Grignolino, Freisa, Arneis e poi quelli più piccoli e sconosciuti ma non meno interessanti e gradevoli, come il Pelaverga, la Nascetta, ecc.

Il Barbera rappresenta la DOC Alba, mentre il Dolcetto appartiene a ben quattro DOC: Alba, Diano, Dogliani e Monregalese. Il Nebbiolo è il più importante, il vero vino nobile di questo territorio. Rappresenta l’equivalente del Pinot nero della Borgogna. La DOCG Barolo si fa in undici comuni su 1800 ettari per produrre circa undici milioni di bottiglie nell’ultimo anno. La DOCG Barbaresco si fa in quattro comuni e matura un po’ prima del Barolo. Tra loro c’è il Nebbiolo d’Alba che dà origine anche al Roero. Il Langhe Roero è prodotto in circa 50 milioni di bottiglie da un migliaio di produttori. Il Consorzio ha il compito di controllare il vino, le fascette, ma soprattutto tutelare il marchio. Inoltre vigila sul mercato tramite l’analisi delle bottiglie sul banchi di vendita, gestisce la denominazione e cura la promozione. Il valore più importante è però costituito dal territorio e dai grandi nomi storici del territorio.

Oggi il controllo è fatto da enti di certificazione indipendenti. Le Camere di Commercio e Slow Food sono concrete realtà di riferimento, ma il Consorzio deve sviluppare in autonomia le proprie attività. In questi anni di crisi i fatturati del vino sono scesi in media anche del 20-30%, ma non per i grandi nomi che mantengono la loro forza perché più distribuiti su un mercato mondiale. Come ultima notizia ci informa che a metà giugno 2010 aprirà a Barolo un nuovo Museo del Vino, di tipo multimediale.

Proseguiamo la cena al piano terra, nella sala del camino, stasera acceso, a creare un’atmosfera che scalda l’aria e addolcisce il cuore e lo spirito.
Si parte con un Patè tartufato con crostini, fegatini e mostarda alle noci, la tipica “Cugnà”. Poi un cotechino con cipolla caramellata al Barolo e asparagi al vapore.
In accompagnamento la magnum di Barbera 2006 che ci ha dato Paolo alla Bel Colle.
Strepitosi gli Agnolotti del plin, con un ripieno di coniglio, vitello e maiale, preparati dalle mani della signora Luigia, la mamma di Danilo, che ancora oggi sta in cucina a preparare i piatti più tradizionali.

Con la Rollatina di galletto alla cacciatora, patate al forno e salsa verde si stura la Magnum di Barolo 2004 della Bel Colle e Claudio ci stuzzica con le origini dei nomi dei vini, in particolare del Barbaresco, dal latino Barbarica Silva, e di Barolo, dal longobardo – germanico ba-rôl, luogo basso, come in effetti appare il paese venendo dalle colline circostanti. Le etimologie sono tratte dal libro di Maurizio Rosso, “Storia del Barolo”. Siamo arrivati alla fine della magnifica cena con il Tortino al Gianduia tiepido, con crema fatta in casa. E poi caffé con tartufino della casa e un sorso di barolo chinato o grappa.

La carta dei vini del ristorante è ben curata e con bei nomi della produzione locale e non. Un pranzo alla carta si aggira attorno ai 40 euro, decisamente ben spesi per la qualità dei cibi e le materie prime utilizzate da Danilo e mamma Luigia.
Si torna al Santa Maria che è quasi mezzanotte.

Foto Credit: Gabriella Repetto

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Luigi Bellucci

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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