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Viaggi enogastronomici

Terra dei Forti, una valle fuori del tempo - Prima parte

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

Qui sono rimasti vivi e produttivi ceppi antichi da cui già i Romani ricavavano eccellenti vini. Ma non solo vini, terra vocata questo tratto della Valdadige, la Terra dei Forti, tra la chiusa di Rivoli a sud e Ala a nord. Ai lati le sponde protettrici dei monti che accompagnano l’Adige lungo la sua discesa. Aziende vinicole (e non solo) come La Prebenda, protetta dal Santuario di Brentino Belluno, o le altre del Consorzio della Terra dei Forti, già Consorzio della Valdadige o quella di Albino Armani di Dolcè. A coronare pranzi, cene, degustazioni di Enantio e di Casetta, vini sconosciuti ai più ma da riscoprire con entusiasmo, ad accompagnare le visite ai forti, il castello di Sabbionara, il forte di Wohlgemuth e Napoleone, a concludere le passeggiate tra i vigneti colmi di grappoli maturi lungo le rive dell’Adige, da una parte e dall’altra, ecco quest’anno la Maratona Internazionale di Canoa Kayak Rafting Terradeiforti con la discesa in gommone da Dolcè a Pescantina, emozionantissima.

Venerdì 17 Ottobre 2008.

L’ultima volta che eravamo stati a Brentino Belluno Rivalta, in provincia di Verona, c’era da partecipare a una giuria di selezione di vini Pinot grigio, di cui alcuni (pochi) ramati, come nella tradizione di questo vino.
Stavolta si parla e si discute e si assaggiano altri due vini caratteristici di questo territorio, l’Enantio (si scrive così ma si pronuncia Enanzio, con la ti scritta che in bocca diventa zeta, come nella tradizione del latino classico) e il Casetta, due vini entrambi rossi, anche se il secondo, d’istinto e da profano, l’avevo immaginato bianco.
Parto da Genova alle sette e mezzo. Vengo in macchina perché oggi c’è uno sciopero generale dei mezzi di trasporto, così faccio da solo.
Un po’ di foschia alle porte di Busalla, vista l’ora mattutina e poi di nuovo attorno a Sirmione e Peschiera, però si viaggia bene, c’è un traffico molto contenuto e ordinato. Alle undici, minuto più, minuto meno, arrivo sotto il campanile di Brentino Belluno, in Via del Santuario al numero 2, alla cantina La Prebenda di Paolo Zanoni.

La Prebenda

Paolo è in vigna, sotto alla casa, insieme ad altre persone che raccolgono grappoli maturi di Enantio, un po’ spargoli in questo clone sotto casa, dalla buccia dura, chicchi piccoli, croccanti tra i denti e dal sapore zuccherino e di frutta matura. Scendo anch’io lungo la collina per vedere da vicino questi grappoli neri compatti, ad acini piccoli e buccia dura, croccante sotto i denti. La raccolta dalla pergola trentina, o veronese, a 45 gradi, si fa molto comodamente, senza chinarsi e tagliando ogni grappolo praticamente all’altezza del proprio naso. Il sole che filtra tra i tralci delle viti e illumina la scena dei vendemmiatori mi fa sentire come dentro un quadro di Renoir: “Le déjeuner sur l'herbe”
La versione autoctona la vedremo nelle prossime ore perché i vigneti sono a circa un chilometro da casa. Le viti hanno uno spessore di albero, hanno più di cento anni e i grappoli sono fitti e compatti, più duri, ma più sensibili alle malattie, se coltivati in zone troppo umide e poco ventilate, nonostante il vitigno sia molto robusto e vigoroso.
Quelli di Paolo sono stati piantati dai nonni e bisnonni, che sapevano bene quali erano le posizioni migliori per impiantare.
L’azienda ha 20 ettari vitati di proprietà più altri otto in affitto.
L’Enantio è un vitigno molto prolifico. Negli anni ’60 quasi tutti producevano dai 300 ai 400 quintali per ettaro e ne estraevano un vinello rosato di pronta beva, un chiaretto, che spesso costituiva la base di tanti vini con altri nomi della zona veneta.
Francesco Amadori, presidente del Consorzio Terradeiforti, sa tutto su questo vitigno e ci racconta come derivi da una vite selvatica del Monte Baldo, nel tempo coltivata da più generazioni. Fa parte della famiglia dei Lambruschi, pur non avendo nulla da spartire con il vino emiliano. È una delle poche viti autoctone che non è stato attaccato e distrutto dalla fillossera alla fine del 1800, probabilmente grazie alla natura silicea dei terreni di questa valle, che hanno impedito al parassita di attecchire.
L’altro vitigno di queste terre, il Casetta, dice ancora Francesco, dà anche lui un vino rosso, e anche lui è una varietà autoctona, solo più delicato perché dalla buccia sottile e fragile e dal grappolo compatto. Anche il Casetta predilige le zone ventilate e meno umide, possibilmente.
In merito al Consorzio si estende per 1200 ettari circa, dalla zona di Avio a nord fino alla Chiusa di Rivoli a sud. Oggi la produzione dell’enantio si aggira attorno ai cento quintali per ettaro.
Del Consorzio fanno parte una cantina sociale e undici altre cantine private.
Dal 2007 esiste per Enantio e Casetta la DOC Terradeiforti – Valdadige, che precedentemente era una denominazione di sottozona della DOC Valdadige.
Intanto che Francesco ci racconta vita morte e miracoli di questi vitigni autoctoni, Paolo ci accompagna per l’azienda e ci fa vedere la cantina con le torri di affinamento, in acciaio, quella di fermentazione, con cemento vetrificato, acciaio e qualche recipiente ancora in vetroresina, la piccola barricaia, con una decina di tonneaux in cui invecchiano diverse annate di Enantio base e riserva.
La Prebenda nasce circa cento anni fa e il nome deriva dai terreni attorno alla chiesa, che servivano a sostentare i preti e diaconi che vivevano nel Santuario lì vicino.

La degustazione

Si rientra nella sala degustazione della Prebenda per assaggi di prodotti eccellenti, come il lardo affogato nell’Enantio, che acquisisce un colore rosso violaceo cupo su tutta la superficie e quando lo si affetta ha curiose sfumature interne dal rosso violaceo scuro esterno fino al rosso poi rosa, poi bianchissimo al centro, con una bellezza cromatica che quasi quasi si fa fatica a mangiarlo. Poiché il vino ha lo scopo di conservarlo, per chi si aspetta il gusto salato si mette al centro del tavolo una piccola coppetta di vetro con dentro del sale tritato grossolanamente, da aggiungere all’assaggio se il sapore dolce dà fastidio.
Ottima anche la ricotta sulla fettina di pane fresco e non da meno il salame fresco, quasi da spalmare come il ciaùscolo marchigiano.
La maggior parte di queste buone cose le prepara la Rita, la sorella di Paolo, una simpaticissima ragazza veneta, rubiconda e con un carattere radioso. Ci fa omaggio di un ricettario di specialità della Terra dei Forti e si sofferma sulla brasadèla, la piccola ciambella che si preparava nelle case di campagna la domenica delle Palme, prima di Pasqua, facendola cuocere sotto la cenere e la brace del camino, in modo che acquisisse quel leggero sapore di affumicato che era cosi strano ma tanto piacevole e gustoso e per i bambini più grandicelli sapeva tanto “da grandi”.
Altri affettati della casa e altri formaggi del caseificio Sabbionara, di diversa stagionatura, con uno strepitoso grana trentino, abbinati ai prodotti del Panificio Zorzi, ci hanno deliziato il palato mentre proseguiva la degustazione delle diverse proposte di Pinot grigio.
Il primo è quello della cantina di Avio, un Pinot Grigio Trentino DOC 2007 di 13 gradi, dal lotto L080721. Il colore è giallo paglierino luminoso, con riflessi rosacei. Al naso ha un delizioso sentore floreale, persistente e fine, con note balsamiche di anice e rosmarino. In bocca ha una buona acidità, è fresco, equilibrato, sapido, con una lieve nota rasposa sul palato e chiude con un delicato retrogusto di mandorla verde
Il secondo è il Pinot Grigio del padrone di casa, della Prebenda, il Valdadige DOC 2007 di 12,5 gradi, dal lotto L04073. Il colore è giallo paglierino pieno e brillante. Al naso si presenta con un bel floreale, persistente e delicato. In bocca ha una buona sapidità, è leggero, di pronta beva, con sentori persistenti di pera in retrogusto.
Il terzo è il Pinot Grigio Valdadige Terra dei Forti DOC 2007 di 12,5 gradi, dal lotto L0606 dell’Azienda Agricola Roeno di Fugatti R&C di Belluno Veronese. Il colore è giallo paglierino vivo e brillante. Al naso è delicato, con sentori di fiori e frutti bianchi, pulito e persistente. In bocca è sapido, discretamente pieno e abbastanza lungo, leggermente amarognolo ma gradevole e con un retrogusto di albicocca quasi acerba.
La degustazione alla Prebenda si conclude che è già passata l’una e allora ci spostiamo all’hotel L’Olivo, dove dormiremo durante questo tour nella Terra dei Forti, per depositare i bagagli e per pranzare, se la merenda della Prebenda non fosse stata sufficiente.

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Luigi Bellucci

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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