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Vin Santo Trentino, una storia ricca di emozioni

di Filippo Ronco

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Una preziosità nobiliare che racchiude dentro di sé emozioni storiche, piccole ed importanti attenzioni. Amore quindi, ma anche tenacia ed un vortice di sensazioni misteriose avvolgono questo vino singolare ancora poco conosciuto, talvolta anche confuso con il Vin Santo che a ben altro si riferisce. I profumi inebrianti che lo caratterizzano riportano ai seicenteschi banchetti dei Cardinali ricordati da Michelangelo Mariani, cronista del Concilio di Trento. Primeggiava poi, come ricorda Pincio Giano Pirro, negli annali delle cronache di Trento del 1648, nel famoso banchetto predisposto il 12 settembre 1536 per l’arrivo a Trento di re Ferdinando. Raro, amabile… “generoso coll’haver insieme del matto e del muto”… così descriveva ancora il Mariani i progenitori del Vino Santo trentino. E ancora, leggende e musiche antiche ne accompagnano la degustazione, che rimanda alla trentina Valle dei Laghi, luogo di produzione per eccellenza e a Castel Toblino, dove, nel 1800, i Conti Wolkensteinprodussero le prime bottiglie, preceduti dalla cantina di G.Angelini-Gianotti di Dro.

Una sintesi accattivante di voci, immagini e scritti racchiusi in queste bottiglie, che, nonostante le difficoltà commerciali che seguirono alla prima guerra mondiale, trovarono spazio nei progetti di alcune fedeli cantine. Si continuò infatti, a produrre questo vino passito che, in epoca asburgica, veniva consumato soprattutto suimercati austriaco e tedesco (allora il Trentino era ancora sotto la denominazione austriaca). Solo la tenacia di alcuni produttori, innamorati di queste perle tanto bisognose di cure ed attenzioni mantengono in vita l’antica tradizione; vignaioli che hanno deciso di coccolare le loro viti per questo Vino “Santo”, che, anno dopo anno, diviene sempre più rappresentativo della cultua enoica trentina. Vino ammaliante, ricco di fascino e di mistero dunque, che risulta “fortemente” legato al territorio.

Il Vino Santo Trentino D.O.C. si ricava esclusivamente dal vitigno autoctono Nosiola, che ha trovato la sua zona di elezione nella Valle dei Laghi, circa centodieci ettari che rappresentano l’uno e mezzo per cento della produzione di uva trentina. Meno del dieci per cento dei vigneti di Nosiola della Valle è ritenuto idoneo dai produttori per l’appassimento, quindi circa dieci ettari complessivi distribuiti fra i produttori esistenti in Valle.
Una sintesi armonica tra il vitigno e la Valle, anch’essa unica e particolare nel panorama trentino che si distingue per il suo microclima di tipo submediterraneo. La ventilazione mite, asciutta e costante dell’Ora del Garda, rinfresca l’aria e permette di posticipare la raccolta dei grappoli, lasciandoli appassire gradatamente sulla vigna. Il Vino Santo richiede un utilizzo di uva Nosiola perfettamente matura. Si vendemmia generalmente nella prima settimana di ottobre dopo un’attenta scelta delle uve.

Per ottenere il Vino Santo occorre utilizzare esclusivamente i grappoli spargoli (quelli con pochi acini, ben distanti tra loro). Un lavoro meticoloso di selezione, che prosegue in cantina a cura della sapiente opera dei vignaioli, che si tramandano quest’arte, di generazione in generazione. I grappoli maturi e asciutti vengono poi stesisu graticci detti arèle, in ambienti alti e ben areati, favorendo così la ventilazione ed il lento appassimento naturale. Il lavoro prosegue ad opera della muffa nobile (Botrytis cinerea) che si sviluppa all’interno dell’acino accentuandone la disidratazione, favorendo così la concentrazione degli zuccheri e producendo un particolare bouquet. Nel corso dei 5-6 mesi, fino alla pigiatura, che avviene nella Settimana Santa, le diverse azioni provocano un calo di peso di oltre due terzi, il che significa che con 100 kg di uva fresca si possono ottenere 15-18 litri di mosto di Vino Santo.

Terminata la pigiatura, inizia la fermentazione, che può durare due-tre anni. Segue la maturazione. Il mosto viene travasato in piccole botti di rovere, data l’elevata concentrazione degli zuccheri, si procede molto lentamente; per almeno sei, otto anni. Dopo l’imbottigliamento il vino potrà mantenersi anche oltre i cinquant’anni. I viticoltori che si dedicano a questa delicata nicchia produttiva sono pochissimi. La tecnica di vinificazione delle uve Nosiola da cui si ottiene il Vino Santo è lunga e laboriosa, un investimento di tempo e operosità che produce non più di 50/60.000 bottiglie all’anno. Un vino così particolare nasce anche grazie al suo territorio, alla morfologia della zona ed al suo clima. Un insieme di componenti determinanti che rendono prezioso questo piccolo lembo di terra trentina: la Valle dei Laghi, zona di eccellenza per la produzione del Vino Santo.

Un unicum paesaggistico di rara bellezza, un quadro affascinante, un mosaico di situazioni incastonato tra le Dolomiti ed il Garda Trentino dove il soffio mitigatore dell’Ora del Garda ha reso possibili lussureggianti vegetazioni con olivi e cipressi. Questa conformazione favorisce infatti gli influssi mitigatori del Lago di Garda, il più grande lago italiano (369 chilometri quadrati di superficie per 346 metri di profondità): Un enorme massa d’acqua che svolge un potente effetto termoregolatore che si esplica specialmente negli inverni miti e nella bassa escursione termica. Il Vino Santo Trentino D.O.C. è entrato a far parte dei Presidi Slow Food salvaguardato come prodotto d’eccellenza,legato a un territorio e alla sua storia e tutelato da un preciso e restrittivo disciplinare. Un vino che a pieno titolo può essere considerato “il passito dei passiti. Nessun altro vino al mondo, infatti, rimane in appassimento naturale così a lungo. Per raffinati intenditori. Trentino spa www.goodwinetrentino.it - www.trentino.to

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Filippo Ronco

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Laureato alla Facoltà di Giurisprudenza di Genova nel 2003, ho fatto pratica legale in uno studio per circa 2 anni ma non ho mai provato a dare...

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