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Articolo georeferenziatoE' fatale, la proverbiale musoneria ligure (ma non sempre) fa passare quasi inosservato un periodo di allegria e trasgressione come il carnevale e, mentre in altre località grandi e piccole, fervono i preparativi per sfilate di carri allegorici ed altre amenità, qui da noi il carnevale passa quasi inosservato ma non fu sempre così.
"Ao dissette de' zenà encomença o carlevà"
"Al diciassette di gennaio inizia il carnevale": da questa data ogni serietà era abbandonata per far posto al periodo festivo più lungo dell'anno ove si ballava a tutti i livelli senza distinzione di censo, in casa o all'aperto; questo accadeva qualche secolo fa o anche meno.
I ragazzi scagliavano frutta non proprio matura e uova "di una certa età" contro governanti cittadini e notabili vari e tutto era vissuto all'insegna della trasgressione. Anche le maschere venivano utilizzate per celare il viso in occasione di malefatte di vario genere tanto che nel 1400 o giù di lì vennero anche proibite sia per gli uomini che per le donne.
E i secoli passano, le usanze rimangono a segnare con lazzi e marachelle varie tutto il periodo carnevalesco... e poi... e poi la tavola!
Nella triste prospettiva dei digiuni quaresimali il martedì grasso, ultimo giorno di carnevale ci si sfogava... obbligatori i ravioli, la fantasia non era tanta ma questi restavano il piatto principale di quasi tutte le feste e poi la carne di maiale.
Antico detto: "L'urtimo giorno de carlevà, de raieu se ne fà na' pansà"
"L'ultimo giorno di carnevale di ravioli se ne fa una scorpacciata"; infatti si iniziava con una gigantesca portata a base di ravioli coditi con sugo si carne magra di manzo "o tocco" e poi braciole di maiale con contorno di cavolfiore al verde.
A seguire formaggi, frutta di stagione e le immancabili bugie "e boxie" a chiudere in dolcezza il rito dell'ultimo giorni di carnevale; il tutto veniva abbondantemente annaffiato da vini liguri e piemontesi; suggerisco per le "boxie" un Pigato Passito "A Vinsa" di Tommaso Lupi di Pieve di Teco.
Una curiosità: in occasione di simposi, carnevaleschi o di altro genere, ricorda Orazio, esisteva il "Magister Bibendi" una sorta di sommelier "ante litteram" che mescolava sapientemente (ahimè!) l'acqua a quei vini che erano prodotti in maniera molto diversa da come oggi li conosciamo e, senza diluizione con acqua difficilmente si sarebbero potuti bere data l'alta concentrazione e viscosità.
E canta appunto Orazio: "...Scendi o anfora pia, Corvino ordina morbidi vini. Non è certo tanto rozzo da sprezzarti, seppure pieno di socratiche dottrine.
Dicono che anche la virtù dell'antico Catone si sia accesa alla fiamma del vino!...".
Buon carnevale a tutti !
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