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Ficodindia di Sicilia

di Mariella Belloni

Il Ficodindia è un frutto prodotto in Sicilia. Esistono tre varietà: la BIANCA, detta Muscaredda, la GIALLA, detta Sulfarina, la ROSSA, detta Sanguigna. Di origine Messicana il Ficodindia (Opuntia Ficus Indica) si è diffuso in Italia con i colonizzatori Spagnoli. Il Ficodindia viene prevalentemente coltivato in Sicilia, anche se cresce spontaneamente su suoli di natura sabbiosa e pianeggiante contribuendo alla formazione del tipico paesaggio mediterraneo. Dopo il Messico, l’Italia è il secondo produttore mondiale di Ficodindia, e la Sicilia, dove il clima e la natura del suolo sono particolarmente favorevoli per l’ottenimento di frutti di di elevata qualità, rappresenta la massima produttrice tra tutte le regioni italiane. Il Ficodindia è coltivato in tre aree ben distinte l’una dall’altra. La prima, la più importante per numero di ettari investiti, è la zona centro-orientale siciliana che fa capo al Comune di San Cono, area questa caratterizzata da una fichidindicoltura giovane ed altamente specializzata.

La seconda, nel Sud-Ovest etneo, interessa i territori di Belpasso, Militello, Paternò, Adrano e Biancavilla anch’essi caratterizzati da una fichidindicoltura specializzata. Sostanzialmente diversa dalle precedenti, si presenta la fichidindicoltura dell’area sud-occidentale dell’isola. Questa zona vanta tradizioni antichissime ed interessa un ristretto territorio dei comuni di Menfi, Montevago e soprattutto di Santa Margherita Belice. Il frutto della pianta è una bacca di forma ovoidale apprezzato e percepito dai consumatori per lo spiccato gusto esotico. Esistono tre varietà di frutto: la gialla detta “Sulfarina” la rossa o “Sanguigna” e la bianca chiamata anche “Muscaredda” che hanno gusti sensibilmente differenti tra loro. La varietà più diffusa è la gialla; gli agricoltori sostengono infatti che questa sia più resistente alle avversità climatiche rispetto alle altre.

In relazione alle maggiori superfici investite, generalmente, i consumatori del sud-italia sono grandi sostenitori e consumatori di questo frutto. Molto curioso è il fatto che taluni, specialmente nelle regioni del nord-italia, preferiscano il frutto rosso perché ritenuto più maturo; molti altri invece, preferiscono il bianco poiché percepito come frutto più dolce. Ciascuna varietà può dare origine, in relazione al tipo di pratica colturale adottata, a due tipologie di Ficodindia: il frutto che matura ad agosto, detto “Agostano”, riconoscibile per le minori dimensioni rispetto a quello raccolto ad ottobre, detto anche “bastardone”. Quest’ultimo è ottenuto attuando la pratica colturale della “scozzolatura” con la quale si riesce, attraverso un diradamento dei piccoli frutti, ad ottenere frutti più grossi. Il Ficodindia come frutto, dato il suo contenuto di zucchero ed aminoacidi favorisce la diuresi e per questo è indicato dai medici per la terapia delle funzioni renali. Il Ficodindia si inserisce egregiamente nella dieta mediterranea.

Come si sbuccia il Ficodindia

Tagliate le estremità del ficodindia tenendo il frutto con una forchetta; successivamente, praticate un taglio longitudinale, sollevate la buccia con la lama di un coltello e separatela delicatamente dal frutto. Mettere i frutti sbucciati su un vassoio e poneteli per qualche ora in frigo. A questo punto il ficodindia può essere servito.

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