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Articolo georeferenziatoA distanza di alcuni anni ho avuto modo di degustare nuovamente il nostro vino bianco Scimiscià, di cui già avevo trattato in uno degli articoli dedicati ai vini liguri poco conosciuti. Vitigno utilizzato in passato quasi esclusivamente surmaturo e/o appassito era ed è tutt'ora originario della Val Fontanabuona; dava origine ad un vino adatto per patè di fegato o di cacciagione, pasticceria secca e, come d'abitudine da qualche tempo, per formaggi erborinati, magari in abbinamento con miele di castagno. Quello degustato recentemente è un vino decisamente diverso, più beverino, più vicino ai bianchi nostrani anche se con evidenti differenze.
Ma andiamo con ordine, alla vista si presenta con un bel colore paglierino ma non così carico o addirittura dorato ambrato come il predecessore, con riflessi lievemente verdognoli che denotano sicura freschezza.
Il profumo è senza dubbio interessante, non lunghissima la persistenza ma tuttavia si colgono sentori di salvia, fiori di campo e, lievemente nocciola e mandorla.
Quello che all'olfatto era un sentore non preponderante, all'esame gustativo si conferma invece come caratteristica unica e prepotente: un fondo di mandorla amara e salmastro che esula completamente dai canoni degli altri vini bianchi della nostra regione (ricorda in misura più lieve il Verdicchio marchigiano). Altra caratteristica che riguarda le sensazioni retro olfattive un ricordo di "pierre a fusil" pietra focaia tipica della Vernaccia di S.Gimignano; intendiamoci tutte sensazioni molto leggere rispetto ai rispettivi originali vitigni.
A differenza del profumo la persistenza nel gusto è più marcata ancorchè non lunghissima. Lo abbino volentieri con preparazioni a base di uova, acciughe fritte o ripiene al forno, formaggi freschi aromatizzati con erbe. Colgo l'occasione per inviare a tutti un caloroso augurio di buon Natale e felice 2008.
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