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Vini dal centro sud

Vitigno Italia, è la prima esperienza ma...

di Ugo Baldassarre

MappaArticolo georeferenziato

Chiusi i battenti, anche per Vitigno Italia è giunto il momento dei bilanci. In queste cose, si sa - politica docet - basta cambiare l'angolo di vista perché si possa affermare tutto ed il contrario di tutto. Così agli organizzatori della manifestazione sarà sembrato che tutto è filato liscio, o che quantomeno il bilancio è ampiamente positivo; ai detrattori di professione non sembrerà vero di poter sparlare dell'evento raccontandone l'inenarrabile ed il peggio del peggio. Pochi, in questi casi, possiedono il dono dell'obiettività e pochi si dispongono con l'animo giusto per valutare con reale disinteresse i pro e i contro della vicenda. Con grande immodestia, proverò ad essere uno di quei pochi.

Alla notizia di una manifestazione "importante" sul vino a Napoli, nella mia città, la mia reazione era stata immediatamente di scetticismo, non tanto per i possibili risultati, quanto nei confronti della reale possibilità di dire qualcosa di nuovo ed originale sul vino. Credevo, insomma, che si trattasse di un clone - tanto per stare al passo coi tempi - di altri eventi similari, realizzato sulla scia di un atteggiamento di emulazione al passo con la moda e, perché no, anche commerciale. Successivamente, approfondendo il tema della manifestazione, veramente particolare e suggestivo, il vitigno autoctono, ho capito che l'unico protagonista dell'evento - incolpevole per ogni altra cosa - sarebbe stato proprio questo naturale e generoso rappresentante dell'agricoltura della nostra penisola; il vitigno autoctono rappresenta un'inestimabile patrimonio, la vera ricchezza del comparto. Esso offre un'occasione unica di competizione sui mercati internazionali. E queste cose le dico, si badi, non perché le abbia sentite dire - molto spesso - ultimamente, ma per intima e personale convinzione.

Ma l'aspetto veramente positivo di Vitigno Italia quasi termina con queste considerazioni. Ci sarebbero da aggiungere altre considerazioni, come quelle che riguardano la possibilità dei piccoli produttori di avere comunque una certa visibilità o come quelle che riguardano il simpatico entusiasmo di certi visitatori inesperti, ma si tratta in ogni caso di corollari dell'argomento principale, degli effetti riflessi di ogni manifestazione di questo tipo.

Sul versante delle negatività, invece, l'elenco dei riscontri purtroppo è piuttosto lungo e quasi tutte le incongruenze sono imputabili all'apparato organizzativo. Cominciamo dalla dislocazione degli stand: l'idea, anche simpatica, di riprodurre le aziende secondo la loro provenienza geografica, avrebbe dovuto ricondurre ad un percorso dello stivale, da attraversare da nord a sud o viceversa. In realtà l'ingresso realmente accessibile è stato solo uno, quello dal nord, col risultato di abbandonare nell'ultimo tratto (peraltro privo di altre attrattive) molte aziende pugliesi, calabresi e siciliane, "ghettizzate" e prive di visitatori (alcune di queste aziende hanno manifestato apertamente il proprio disappunto). Sempre circa il percorso, del tutto incomprensibile la collocazione di alcune cantine della Toscana al Nord, oppure di altre ancora del Piemonte, della Campania e del Molise al Centro.

Nelle zone di passaggio tra le tre aree geografiche le Enoteche, sebbene abbiano svolto nobili compiti di "spugna" per i degustatori veramente assetati, non disponevano di altro se non dei vini base dei produttori già presenti nei vari padiglioni.

Probabilmente non dipende dall'organizzazione, ma ancor più incomprensibile, se non alla luce di un desiderio di separazione e di forzoso "distinguo", la collocazione delle Donne del Vino in un unico stand, con banchetti di settanta centimetri per trenta, allineate in una sorta di macellum antico, dove pochissimi hanno messo piede. Sarò un asino maschilista e capisco che l'emulazione del Vinitaly possa produrre questi aberranti surrogati, ma qui non siamo ad una sfilata dell'otto marzo: non sarebbe stato più utile, significativa ed ingentilente la presenza delle signore presso i rispettivi stand istituzionali?

I laboratori, sia quello di Slow Food, che quelli di Agripromos e dell'AIS, hanno evidenziato le lacune organizzative più palesi. Il suono degli altoparlanti della mostra frequentemente copriva la voce dei relatori, interrompendone il lavoro; troppo spesso si è assistito a bisticci con le slide; gli orari erano del tutto virtuali; accanto al laboratorio dell'AIS, la cui location è stata scelta a ridosso di un altro laboratorio e di altri altoparlanti, lo sciabordio di acqua sui piatti ha imperato indisturbato per tutta la durata delle sedute.

E veniamo all'aspetto forse più spinoso, che ha fatto indispettire non pochi operatori e visitatori: gli accessi a pagamento. Una manifestazione alla prima edizione dovrebbe tesaurizzare i contatti, i numeri (senza moltiplicatori di comodo), per promozionare la propria immagine, consolidarsi e rilanciarsi negli anni seguenti. Ma il biglietto d'ingresso, fissato a venti euro, non sposa certo questa filosofia. La successiva correzione in corso d'opera, avvenuta solo al pomeriggio del sabato, con cui si è ribassato il biglietto a dieci euro, non solo ha rappresentato una caduta di stile, ma anche una mancanza di rispetto verso quanti sino a quel momento avevano già pagato il prezzo doppio. Anche gli operatori, ospiti delle aziende partecipanti, hanno dovuto sopportare un costo di 10 euro per l'ingresso, anche se in molti casi sono state le aziende vinicole ad accollarsi la spesa, per non caricare i propri invitati; aziende che, a loro detta, non hanno avuto alcun biglietto omaggio. Persino i laboratori, previsti inizialmente a pagamento ad un prezzo medio di diciotto euro, di fronte al pericolo concreto che andassero deserti, sono poi stati aperti a tutti.

Infelice, poi, la scelta del periodo: alla notizia del costo di venti euro, con l'estate incombente, le scuole praticamente finite, un ponte lavorativo tutto da godere al mare, anche quei pochi curiosi bene intenzionati alla fine hanno preferito disertare i saloni della Mostra d'Oltremare…Il risultato è stato evidente agli occhi di tutti: se il sabato si è visto circolare qualche visitatore pagante, negli altri due giorni, oltre agli addetti ai lavori, c'erano ben poche anime in giro. Ed il fato ha voluto che domenica pomeriggio si aggiungesse un evento inatteso di grande richiamo, proprio a duecento metri dalla fiera, con settantamila appassionati accalcati allo stadio S. Paolo per la partita di spareggio del calcio Napoli con la squadra della Sanbenedettese…

Ricollegandomi alla teoria della premessa, si può sempre affermare che, certo…tutto considerato, sarebbe potuta andare peggio..!!! Od ancora qualcun altro, come si usa, potrebbe dire che…siamo alla prima esperienza!


Fonte news: TigullioVino.it

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Ugo Baldassarre

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Napoletano, 48 anni nel 2007, studi scientifici prima, di giurisprudenza poi. Il lavoro, ormai quasi trentennale, di funzionario amministrativo e...

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