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I Brigidini di Lamporecchio

di Maria Stefania Bardi Tesi

MappaArticolo georeferenziato

I brigidini di Lamporecchio (prodotto tipico pistoiese) pochi non li conoscono, generalmente, in tutta Italia si trovano sulle bancarelle di fiere e sagre e non ci si può sbagliare, vengono solo da Lamporeccchio perchè... l'Artusi li chiama trastulli. Così famosi da essere rammentati nel vocabolario della Crusca.
Sono piccole sottilissime cialde "arricciolate" cioè non perfettamente rotondeggianti. Per farli occorrono le "tenaglie da brigidini" un tempo presenti (le tenaglie) in tutte le sacrestie perché strumenti indispensabili per fare le ostie.

Sembra che la loro invenzione sia dovuta alle monache di S. Brigida (da qui brigidino); che nel convento di Lamporecchio partendo proprio dalla preparazione dell'ostia, aggiungessero zucchero, uova, farina, ecc. arrivando così a dar vita ad un dolce, diventato assai famoso e sempre presente su bancarelle di fiere e mercati. I pellegrini romei e jacopei che arrivavano e passavano da Pistoia per rendere omaggio alla reliquia di S. Jacopo, furono fra i primi a gustarli, acquistandoli proprio in fiere e mercati. Un'altra versione vuole che nell'autunno del 1349 S. Brigida lasciasse la Svezia per recarsi a Roma dove nell'anno giubilare 1350 sperava di ottenere dal Papa, l'approvazione del suo progetto monastico. Giunta a Pistoia, e precisamente a Lamporecchio vi fondò un convento, e lì, fece assaggiare alle consorelle delle cialdine dolci svedesi che aveva portato con sè. A tali cialdine la seconda versione attribuisce l'invenzione del brigidino.

Comunque sia l'importante è che c'è… è buono, friabile e croccante e così composto: zucchero, farina di grano tenero, uova intere, aroma di anice e/o semi di finocchio, piccolissima percentuale di acqua. La ricetta originaria prevedeva semi di finocchio come la ricorda Osvaldo Rinati.

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