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Speriamo che NON esca!

di claudia donegaglia

Cari garagisti avete finito di potare? Spero di si per voi e per i vostri vigneti.
Devo darvi una notizia: anch’io sono a conoscenza del fatto che il vino si ottiene dall’uva e mi è giunta voce che esistono vigneti che devono essere coltivati e curati con la stessa cura ed attenzione che si deve avere in cantina. Così qualche settimana fa, ricordandomi le ‘aste’ della professione sono andata ad un convegno viticolo che trattava del ‘Mal dell’esca’. Come tutte le volte che frequento dei momenti di aggiornamento professionale, mi tornano davanti i miei insegnanti che più o meno 25 anni fa cercarono di trasmettermi le basi della mia professione.

Mentre ascoltavo la ricercatrice di turno che raccontava dell’applicazione degli ultimi preparati in merito alla cura di questa patologia mi è tornata in mente la mia insegnante di patologia vegetale che mi ha sempre ricordato una cosa fondamentale: il mal dell’esca è da considerare come un complesso di diverse malattie dovute a diversi funghi con nomi diversi a seconda delle diverse fasi infettive.


Malattia delle venature brune


Questa malattia è tipica della fase della costituzione della barbatella, apparentemente all’esterno non ci sono grossi sintomi della malattia ma se la barbatella viene sezionata longitudinalmente all’interno si presentano delle striature nerastre che hanno inizio dal punto d’innesto e si dirigono sia verso l’alto che verso il basso. Le striature brune a volte si accompagnano ad una cospicua presenza di gomma.
I funghi responsabili di questo attacco sono Phaeomoniella clamydospora e Phaeoacremonium aleophilum che possono dare origine ad infezioni di forma latente.


Malattia di Petri


La prima volta è stata segnalata negli Stati Uniti e si manifesta come un deperimento ed una scarsa vigoria delle giovani viti. Sulle giovani piante in seguito all'infezione si manifesta un’assenza totale della vegetazione ed un blocco della crescita, clorosi del fogliame, cattiva saldatura del punto d’innesto e ritardata produzione. Se il vigneto poi viene sottoposto a forzatura della produzione, stress di tipo termico ed idrico esso può ammalarsi più rapidamente.


Esca giovane


Può essere presente nei vigneti con pochi anni di vita e si manifesta con un’ostruzione dei canali di scorrimento della linfa .


Esca propria


In questo caso sono presenti sia i sintomi nelle foglie che nei legno. Il legno si trasforma in una massa spugnosa e friabile denominata carie molto infiammabile e utile appunto come esca per accendere il fuoco. Se si effettua una sezione trasversale l’area malata viene delimitata da quella sana da una linea scura più o meno spessa. La malattia si trasmette dalle ferite di potatura e si estende nel legno. Generalmente la carie non interessa le radici ed il portainnesto. Sulle foglie compaiono delle aree leggermente clorotiche e decolorate e queste macchie si trovano generalmente lungo le nervature e sui margini della foglia. Sugli acini compaiono delle aree di marrone scuro oppure di violetto più intenso. I sintomi della malattia generalmente iniziano a comparire a giugno.


Fattori predisponenti


I fattori predisponenti sono tanti, e devono essere presi precauzionalmente tutti in considerazione in caso di infezioni.
  1. Elevata produttività
  2. Carenze idriche dopo periodi di forti piogge ovvero piogge estive seguite da giornate molto calde
  3. Elevata vigoria vegetativa
  4. Sistema di allevamento: la pergola è meno suscettibile della forma a Guyot che a sua volta pare meno sensibile rispetto al cordone: maggiore è la frequenza dei tagli di ritorno, maggiore è la probabilità d’infezione.
  5. Stress nutrizionali che causano l’abbassamento delle difese immunitarie della pianta.
  6. Danni da gelo e da grandine

Lotta

Non esiste una cura vera e propria ma tante precauzioni da seguire scrupolosamente.
  1. Utilizzare barbatelle sane e di origine certificata. Preferire materiale di propagazione che in vivaio abbia subito trattamenti di acqua calda a 50°C
  2. Terminata la potatura eliminare prontamente dal vigneto i residui della potatura
  3. Ritardare il più possibile la potatura in modo da effettuare i tagli in momenti ostili alla propagazione del fungo. La vite poi quando entra in attività vegetativa è anche in grado di produrre il callo cicatriziale.
  4. Eliminare le piante malate dal vigneto.
  5. Limitare i tagli e le ferite da potatura.
  6. Potare separatamente le piante malate, dopo aver trattato le piante sane
  7. Decontaminare con alcol o candeggina le attrezzature utilizzate per la potatura
  8. Trattamento con funghi antagonisti come il Tricoderma harzianum. .
  9. Segnalare precocemente le piante che potenzialmente ne presentano i sintomi
  10. Ricordare che le varietà più sensibili sono Savignon blanc e Cabernet Sauvignon.
  11. Coprire i grossi tagli di potatura con dei mastici, idrossido di rame, olio di lino e Sali di rame. 

In sostanza si capisce da questi ragionamenti che non si deve considerare la pianta come un limone da spremere, ma si deve cercare sempre di allevarla rispettando il miglior equilibrio vegeto produttivo.
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